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venerdì 25 maggio 2018

MINI ROSE AND RASPBERRIES CHEESECAKE PER IL CLUB DEL 27

Anche se oggi è il 25.
Abbiamo anticipato per ragioni editoriali, visto che la rivista più famosa del web ha in serbo un sacco di articoli uno più bello dell’altro e si è rischiato l’overbooking.
Comunque sempre del Club del 27 si tratta, stesso gruppo di golosi impenitenti che si “sacrificano” a testare ricette di libri, riviste o chef famosi.
Questa volta però ci siamo dedicati ai fiori, o meglio al fiore per eccellenza, la rosa.
Che diventa protagonista in cucina sia con i suoi petali che sotto forma di confetture, sciroppi, essenze.



sabato 24 marzo 2018

MY ENGLISH AFTERNOON TEA PER MTC.


Praticamente un giro su e giù per il Regno Unito.
Grazie a Valeria che ha lanciato la nuova sfida per l’MTChallenge di Marzo pensando a una tradizione tipica del suo paese d’adozione, l’Inghilterra appunto.
Ora io no sto a farla troppo lunga perché già le ricette sono tante. Dico solo che mi sono divertita un sacco a “giocare alle signore” come facevo da bambina. Solo che adesso bambina non lo sono più ma nel contempo non mi sento per niente una signora.
Ma che divertimento.



Per il perfetto tè inglese ci voleva una tavola degna di questo nome, con un servizio in porcellana elegante, con piatti di portata e alzatine di ordinanza.
Io ho messo a soqquadro la credenza e la cantina di mia suocera, o meglio ci ho mandato mio suocero che è riuscito a uscirne vivo e vincitore e mi ha portato niente meno che un servizio da dolce originale londinese approvato da Sua Maestà La Regina Madre e un servizio da tè meno blasonato, ma sempre originale inglese, senza teiera però, chissà come mai.



Questione suppellettili risolta, non mi restava che cercare delle ricette adatte.
Potevo scegliere due delle quattro categorie canoniche con cui è composto l’afternoon tea: torte, biscotti, focaccine con tanto di clotted cream e marmellata di fragole e finger sandwich salati. Mi si è aperto un modo. Ho passato ore e ore a navigare tra siti di cucina inglese alla ricerca di ricette quanto più tipiche e regionali potessi trovare. Volevo immergermi in pieno nell’atmosfera dei piccoli paesini di campagna, dove Miss Marple indaga tra una tazza di tè  e un dolcetto.
Mi sono segnata tanti di quei dolci da fare che potrei mandare avanti una sala da te per un anno. E  io non sono nemmeno golosa di dolce.
Dovendo sceglierne solo due tipi ho subito scartato il salato, perché proprio non sapevo che fare. Mi sono innamorata invece di una crostata tipica dello Yorkshire, dove nel ripieno, leggermente speziato e profumato al limone, compare un formaggio fresco, praticamente una cagliata di latte fresco. Non volendo sostituirla con uno dei nostri formaggi l’ho fatta in casa con latte e succo di limone.
Come seconda categoria ho scelto i biscotti e qui ho cercato di spaziare il più possibile sul territorio: dal Devonshire i Devon Flat Biscuits, fatti con la panna, dal Galles gli Aberffraw Shortbread, burrosi e molto particolari, infine i Tudor-knot biscuits, conosciuti anche come Jumble biscuits. Il fatto che siano tutte ricette mai testate prima e senza nemmeno aver mai assaggiato gli originali, la dice lunga di quanto io sia una totale incosciente, ma pazienza.


Ora passiamo al tè, che poi è al centro di tutto. Onestamente non sono una esperta di te, mi piace e lo bevo tutti i giorni, specialmente a colazione visto che non riesco più a bere il mio adorato caffelatte. Diciamo che mi sono adattata bene. Ma non sono assolutamente esperta di varietà e cultivar. Quindi sono andata sul classico. La tradizione imporrebbe l’Earl Grey, tè nero al bergamotto, ma non amo i tè aromatizzati, di nessun tipo. Quindi sono andata sul tè nero liscio, in un negozietto di tè e tisane mi sono lasciata consigliare per un Assam, tè nero molto diffuso nelle miscele del Breakfast Tea e che, da solo, dovrebbe reggere il limone, le spezie e il grasso del burro, almeno così pare. Per quanto mi riguarda la prova è superata. Ma attendo lumi da Valeria e Alessandra, che ne sanno più di me di tutta la faccenda, una perché vive in Inghilterra, l’altra perché ci ha vissuto e ora in Oriente i tè li va a conoscere all’origine. Finito lo spiegone, meno male che volevo essere breve.








Yorkshire Curd Tart (ricetta di Paul Hollywood)

Per la pasta frolla:
150g farina 00,
2 cucchiai di zucchero a velo,
75g burro a dadini,
1 tuorlo,
1 cucchiaio di acqua fredda,
½ cucchiaino di succo di limone.

Per il ripieno:
225g di cagliata fresca* o altro formaggio fresco (tipo robiola),
50g zucchero,
2 uova medie + 2 tuorli,
25g burro fuso,
50g ribes (io frutti rossi essiccati lasciati in ammollo per 1 ora in acqua tiepida),
½ cucchiaino di noce moscata grattugiata,
1 limone, la buccia grattugiata,
1 cucchiaino di acqua di rose (io succo di limone).

Mescolate la farina con lo zucchero, unite il burro freddo e iniziate a lavorarlo con le dita in modo da ottenere delle briciole. Battete l’uovo con l’acqua e il succo del limone, unitelo al composto di burro e farina e impastate velocemente ed energicamente fino ad ottenere un impasto omogeneo. Avvolgete nella pellicola per alimenti e riponete in frigo per almeno 15 minuti.

Stendete l’impasto in una sfoglia sottile 3mm circa, foderate una tortiera da crostata di circa 20-22cm di diametro, precedentemente foderata con carta forno. Coprite con dell’altra carta forno, versate dei fagioli all’interno (o gli appositi pesetti) e cuocete in forno a 200°C per circa 15-20 minuti, togliete carta e fagioli negli ultimi 5 minuti in modo che la pasta si asciughi. Non deve colorarsi.
In molte altre ricette che ho trovato sul web questo passaggio viene omesso. In effetti con la cottura in bianco la pasta non si inumidisce col ripieno, ma i bordi rischiano di seccarsi troppo.

Nel frattempo preparate il ripieno: mescolate il formaggio con lo zucchero, quando sono omogenei e cremosi unte le uova, i tuorli e gli aromi. Infine unite i frutti rossi.
Versate il composto nel guscio di frolla cotto e intiepidito. Infornate a 180°C per circa 20 minuti. Il composto deve rapprendersi ma non asciugarsi troppo.
Potete servire la torta tiepida o anche fredda.





*Per la cagliata fresca, ho usato una ricetta che avevo in un vecchio quaderno, ho verificato in giro sul web e grosso modo il procedimento è sempre questo:
500g latte intero fresco (pastorizzato ma non UHT)
200g panna fresca (io la uso per avere un formaggio consistente, se lo volete più leggero, usate tutto latte)
3 cucchiai di succo di limone,
½ cucchiaino di sale fino (la salatura è a piacere).

Versate il latte e la panna in un pentolino, portate quasi a bollore. Quando iniziano a fare le bolle sui bordi della pentola, spegnete e versate il sale e il succo di limone mescolando piano. Lasciate raffreddare e vedrete che quasi da subito il latte inizierà a rapprendersi in superficie. Se lo mescolate otterrete un composto a fiocchi, se lo lasciate tranquillo avrete un formaggio più omogeneo. Quando è quasi freddo versate il composto su un colino foderato con una garza e lasciate sgocciolare dal siero per una mezz’ora circa. Non buttate via il siero, potrete usarlo per impasti dolci e salati come il latticello. Strizzate bene la cagliata con la garza e lasciate sgocciolare in una apposita formella bucata oppure dentro al colino per 3-4 ore. Otterrete un formaggio compatto ma morbido, tipo robiola.
Nei prossimi giorni farò un post col procedimento passo passo e alcune varianti.



Tudor-knot biscuits o Jumbles biscuits (ricetta presa da QUI)

400g farina auto lievitante (io 00 più 1 cucchiaino di lievito),
160g zucchero,
2 uova,
2g semi di cumino o spezie miste (io ho mischiato in un mortaio cumino, anice, noce moscata e pimento),
acqua fredda.

Mescolate la farina con lo zucchero e le spezie, battete leggermente e uova e versatele al centro, impastate aggiungendo pochissima acqua alla volta. L’impasto deve essere omogeneo ma piuttosto sodo. Prelevate delle noci di impasto, rotolatele sulla spianatoia formando dei codoncini lunghi cica 30cm e spessi come un mignolo. Intrecciateli tipo nodo Tudor o celtico. Disponeteli sulla placca foderata di carta fono e infornate a 180°C per circa 15 minuti, devono essere ben dorati.
Oppure potete prima precuocerli  qualche secondo in acqua in leggera ebollizione, pochi alla volta. Prelevateli con la schiumarola, adagiateli sulla placca e infornate.



Questi biscotti sono tornati alla ribalta dopo puntata di Bake Off Great Britain dove è stata fatta la versione di P.Hollywood (ça va sans dire) che aggiunge all’impasto un uovo in più, 60g di burro e buccia di limone, omettendo il lievito. Li ho provati entrambi e il risultato è stato che con il lievito sono più morbidi e un piacevolmente gommosi (chewy), ma tendono a gonfiare in cottura quindi addio forma. Senza lievito sono più croccanti ma un po’ asciutti, anche quelli precotti in acqua bollente. Qui sotto vedete i risultati.


A sinistra ci sono quelli con il lievito (quelli meglio riusciti), al centro senza lievito cotti direttamente in forno e a destra sempre senza lievito ma precotti in acqua bollente. 


Devon flat biscuits (ho preso la ricetta QUI)

Ingredienti:
225g farina auto lievitante (io farina 00 + ½ cucchiaino di lievito per dolci),
100g zucchero,
100g clotted cream o double cream (io metà panna e metà mascarpone),
1 uovo,
1 cucchiaio di latte,
un pizzico di sale.

Mischiate la farina con il lievito, il sale e lo zucchero. Unite la panna, il mascarpone e l’uovo sbattuto, impastate unendo se occorre anche il latte, fino ad ottenere un impasto compatto ma morbido. Avvolgete nella pellicola e mettete in frigo per almeno mezz’ora.
Stendete l’impasto a circa ½ cm di altezza (0,75cm per la precisione) e tagliate con un coppa pasta rotondo. Disponeteli in una placca foderata con carta forno e infornate a 220°C  per circa 10 minuti.




Aberffraw biscuits (ricetta presa da QUI)

Questi biscotti sono originari di Aberfraw da cui prendono il nome, un’isola a nord del Galles e pare risalgano ai tempi dei pellegrinaggi a Santiago di Compostela. Infatti hanno la forma della conchiglia di San Giacomo impressa sopra. Anche se una leggenda li vuole creati secondo il capriccio di una regina gallese. Più info QUI.

Ingredienti (le dosi le ho convertite da once a grammi e arrotondate):
170g burro morbido a dadini,
115g zucchero,
230g farina.
Aggiunta personale di poca buccia di limone e arancia grattugiata

Impastate gli ingredienti senza unire altri liquidi, fino ad avere un impasto omogeneo e morbido (tende a essere sabbioso e a sbriciolare. Io l’ho avvolto in una pellicola e messo in frigo una mezz’ora).
Stendete l’impasto sulla spianatoia leggermente infarinata e tagliare con un coppa pasta rotondo. Imprimere sulla superficie la forma di una conchiglia.
Io ho usato una conchiglia che ho trovato la mare, ben lavata con detersivo per piatti.
Infornate a 180°C per circa 10 minuti, devono essere leggermente dorati.
Fate raffreddare e spolverate con zucchero semolato.





Purtroppo in cottura l’impronta della conchiglia è sparita. Ho provato anche a lasciarli in frigo per un po’ prima di cuocerli ma niente. Probabilmente gli originali sono cotti dentro a stampi appositi. Comunque tra tutti sono stati i miei preferiti, piacevolmente croccanti, friabili e burrosi. Buoni anche con l’aggiunta personale di bucce di agrumi grattugiate.




mercoledì 25 ottobre 2017

I CANNOLI ALLA CREMA PER L’MTCHALLENGE, CROCE E DELIZIA.

Delizia per gli occhi e per il palato. I cannoli sono uno dei simboli della nostra pasticceria. Sia che si tratti dei cannoli alla ricotta siciliani sia quelli piccolini di pasta sfoglia, ripieni di solito di crema pasticcera.
Nel vassoio di paste non mancano mai.
Sanno proprio di domenica, di pranzo in famiglia, di feste comandate.
Sono proprio questi cannolini piccoli che Francesca ci ha invitati a fare nella sua sfida dell’MTChallenge.



mercoledì 25 gennaio 2017

I MACARON PER L’MTC, E NON CI POSSO ANCORA CREDERE.

Alla fine li ho fatti anch’io che li ho sempre evitati con un misto di snobismo e soggezione.
Son riuscita a fare i macaron.
Riuscita è una parola grossa, diciamo che mi son venuti riconoscibili.
Non come quelli della mia prima e unica prova fatta e fallita miseramente. Impresentabili. Anche spacciandoli per amaretti. Palline brutte da ping pong.
Poi è arrivata Ilaria che ha vinto la scorsa sfida dell’MTChallenge e ci ha proposto di farli insieme.





venerdì 9 dicembre 2016

HOLLANDSE STROOPKOEK: LA TORTA OLANDESE ALLO SCIROPPO E BIRRA

Ecco un dolce che sa proprio di Natale, di giornate nevose e fredde, di riunioni di famiglia davanti al caminetto acceso e all'albero decorato. Veramente è buono sempre, anche dopo l’Epifania. Quando le feste son finite ma il freddo ancora no e sia ha voglia di qualche coccola dolce.
Infatti in Olanda, dove è originaria, questa torta si può trovare praticamente durante tutto l’inverno, ma è un dolce tipico delle feste natalizie che qui iniziano il 5 dicembre con Sinterklaas o San Nicola, San Nikolaus, che poi è diventato nei paesi anglosassoni Santa Claus e da noi Babbo Natale.



giovedì 1 dicembre 2016

BISCOTTI AL MIELE E CIOCCOLATO E I PREPARATIVI PER IL NATALE

Primo giorno di Dicembre.
Adesso si. Adesso posso finalmente scatenarmi con i preparativi per il Natale.
Io sono sempre un po’ restia a iniziare troppo presto e ultimamente c’è la tendenza di tirar fuori gli addobbi dell’albero mentre ancora si mettono via sdraio e ombrelloni.
Un filino presto. Forse si.
Io faccio la gnorri, la superiore, la snob, però poi in realtà inizio a pensare a cosa fare per rinnovare le decorazioni, a cosa cucinare per i vari pranzi e cene, a cosa regalare ad amici e parenti, cercando anche di ricordarmi cosa ho regalato l’anno precedente e cosa ho ricevuto per evitare figure barbine.
Diciamo che mi trattengo fino ai Santi, poi mi prende la sindrome dell’Elfo di Babbo Natale e  comincio a scartabellare libri e riviste di cucina e cucito.



sabato 22 ottobre 2016

WHOOPIE PIE ALLA CASTAGNA PER LA SETTIMANA DELLA CASTAGNA DI AIFB.

Non potevo mancare.
Dovevo celebrare la settimana della castagna di AIFB, sempre nell’ambito del Calendario del Cibo Italiano.
Perché l’ambasciatrice è una mia amica, la blogger Silvia Leoncini (La masca in cucina).
Inoltre si è appena conclusa la Fiera Nazionale del Marrone a Cuneo, a cui abbiamo partecipato insieme. Tra qualche giorno spero di riuscire a pubblicare un post dove vi racconterò tutto quello che abbiamo combinato, per ora vi voglio offrire soltanto un piccolo dolce.
Alle castagne ovviamente, o ai marroni.




mercoledì 5 ottobre 2016

TORTA D’AUTUNNO ALL’UVA PER IDEA MENÙ.


Il menù che vi propongo oggi con Carla, Consuelo e Linda è dedicato all'autunno.
A me il compito di preparare il dolce.
Io amo i dolci semplici, rustici, con pochi ingredienti.
Ma soprattutto quei dolci che non richiedono cognizioni elevate di pasticceria, dosi precise al grammo, procedure altamente scientifiche.
Seppur nel mio animo alberghi ancora un piccolo chimico, il rigore scientifico viene meno quando si tratta di cucina. Qui prevale la parte disordinata e caciarona di me.




venerdì 9 settembre 2016

CROSTATA AL COCCO, TAPIOCA GRANO SARACENO, SENZA GLUTINE PER CASO, PER AIFB.

Mi riferisco al Calendario del Cibo di AIFB, l’Associazione Italiana Food Blogger che vuole dare risalto agli ingredienti e i ai piatti tipici della cucina italiana.
Ogni giorno è dedicato a qualcosa di diverso e sempre molto goloso e ogni giorno ci viene presentato da un ambasciatore o ambasciatrice di eccezione, uno dei food blogger di AIFB.
L’ambasciatrice di oggi è Silvia De Lucas Rivera, del blog Silviapasticci che ci presenta appunto la crostata: un dolce che è apparso in ogni casa italiana almeno una volta, la merenda per eccellenza, quella che ci preparava a nonna, magari con la confettura fatta da lei stessa con la frutta matura di stagione.



giovedì 4 agosto 2016

SAGRA DELLA LUMASSINA E LE BUGIE ALLA FEGLINESE. PERCHÉ COME LE RACCONTIAMO NOI …

O meglio come le facciamo noi.
Parlo di bugie buone.
No, non quelle che si raccontano, nemmeno se a fin di bene. Quelle piccole bugie dette per non offendere gli altri, piccole omissioni, perché a volte la verità non è necessaria.
Tipo quando un’amica chiede cosa pensi del suo nuovo fidanzato e tu fai finta di non aver ben capito la domanda pur di non dire che invece ti sta simpatico come una verruca. Tanto sai che quell’amica poi rinsavirà da sola nel giro di due o tre appuntamenti col soggetto in questione. Magari il tipo è meglio di come sembra.
Oppure quando ricevi un regalo “un po’ originale”, meglio non dire che la tazza da colazione a forma di maiale che grugnisce quando la usi non è esattamente nel tuo stile.
Ora con questo non voglio dire che bisogna mentire. Ma tra la sincerità e la brutalità gratuita a volte il passo è breve. A volte è meglio un educato e lungimirante silenzio.
Sempre che ci si riesca. Perché spesso dove non arrivano le parole ci pensano le espressioni del viso a rivelare i pensieri. Io sto ancora imparando a controllare la mia faccia.
Ma ora voglio parlare di un altro tipo di bugie, quelle che si friggono e si mangiano.



lunedì 21 dicembre 2015

BISCOTTI COCCO-CIOCCO-PISTACCHIO PER NATALE

Lo so. Lo so. Lo so che di biscotti in giro ce ne sono a camionate.
Specialmente biscotti di Natale.
Lo so di non essere un genio, soprattutto se con i biscotti ci costruisco casette.
Potevo farli a Luglio, allora si che sarei stata originale, avrei di sicuro battuto tutti sul tempo.
I biscotti di Natale per le feste sulla spiaggia. Una furbata.



lunedì 16 novembre 2015

LA TORTA DI RICOTTA AGLI AMARETTI E CAFFÈ DI ELENA.

Innanzi tutto chi è Elena.
Elena è una blogger di quelle serie, di quelle vere.
Almeno per come intendo io essere una food blogger.
Perché quello che salta subito agli occhi andando nel suo blog (Zibaldone Culinario) è la passione vera per il cibo e per la cucina. Che si manifesta in un elenco lunghissimo di ricette vere, collaudate, che spaziano dai piatti di casa sua, alla cucina tradizionale italiana fino alla cucina etnica.



domenica 26 luglio 2015

MANDAZI: dolci kenioti per l'ABC mondiale, perché quando il caldo si fa duro …

… i duri accendono il forno. O friggono.
Ok, ce la posso fare. Non a friggere.
A tenere in piedi tutto sto “ambaradan” di blog, intendo.
Nonostante il pc che si è ammutinato decidendo di mettersi in  malattia prima e in convalescenza adesso.
Nonostante il caldo che mi fa venir voglia solo di stare in ammollo al mare o stesa sotto un albero a leggere in montagna.
Non che mi lamenti, sia chiaro. È estate e deve fare caldo. Scherziamo? Non vogliamo mica un’altra estate uggiosa (e non ho detto di m… perché sono una signora) come quella dell’anno scorso? No, no, va benissimo così.
Solo che la voglia di starmene in casa a smanettare sul pc è poca, pochissima.
Soprattutto se si deve lottare con una connessione ballerina e un pc che va a pedali.
La voglia di "spignattare" invece non manca mai. Nemmeno, e soprattutto, quella di mangiare.



venerdì 22 maggio 2015

DORAYAKI: I DOLCETTI GIAPPONESI DI DORAEMON

Ovvero la merenda giapponese parte seconda.
Quella vera però. Quella più famosa in assoluto. 
Quella che almeno una volta noi bambini degli anni ottanta (e anche oltre) abbiamo immaginato di poter assaggiare.
Nella puntata precedente vi ho parlato dei dolci giapponesi (wagashi), molto particolari e del loro comune denominatore. Almeno per la maggior parte. Cioè la confettura di fagioli azuki, o Anko.
Vi avevo infatti accennato che questa confettura, simile alla nostra crema di marroni, è il ripieno tipico di molti dolcetti. Vi avevo anche già accennato qualche nome. Quelli più famosi, anche da noi, sono i Dorayaki.



mercoledì 20 maggio 2015

CONFETTURA ANKO DI FAGIOLI AZUKI PER UNA MERENDA GIAPPONESE.




Della confettura Anko ho già parlato precedentemente in questo post, l’ho usata come ripieno per i baci di cioccolata versione Sol Levante.
È venuto il momento però di dedicarle un po’ più di spazio.
Perché questa confettura è la base di quasi tutti i dolci tradizionali giapponesi.
Occorre dire che in Giappone non c’è la concezione di dolce e dessert come si ha da noi, specialmente in Europa dove la tradizione dolciaria è antichissima e molto sviluppata.
I dolci giapponesi (wagashi) non assomigliano neanche lontanamente ai nostri, alle torte farcite con creme voluttuose, ai dolci al cucchiaio, ai pasticcini, biscotti, brioche, ai prodotti da forno in genere. Anzi, fino a qualche decennio fa nelle cucine giapponesi non c’era nemmeno il forno.

domenica 12 aprile 2015

BASBOUSA AL COCCO PER UNA CENA FRA AMICI … IN EGITTO.


Passata bene la Pasqua?
Io abbastanza bene. 
Sinceramente sto passando un periodo di svogliatezza che mi sta portando a lasciare un po’ da parte il blog e quanto gli gira intorno. Non che mi sia stancata di sperimentare in cucina, ma in questo momento sento il bisogno di fare questi miei esperimenti culinari in privato, senza tutto il contorno legato al web.

Ma ci sono appuntamenti che non si possono ignorare. Perché sarebbe come ignorare degli amici. Come quello con l’ABC culinario mondiale.

mercoledì 11 marzo 2015

SOLO PANE? Anche focaccine ai mirtilli e noci pecan: american scones

“… non sei tu che dici al pane cosa fare. Lui lo dice a te. Lo capisci dall'aspetto, dal tatto, dall'odore, dal gusto. Da quanto è caldo o quanto è freddo. Umido o secco.”
Solo Pane.  Judi Hendricks.

Ciao a tutti. Son tornata.
Mi sono presa una piccola pausa. Ma ho continuato a cucinare, sperimentare, pasticciare in cucina. E leggere.
Anzi in questi giorni ho rimesso un po’ d’ordine alla mia libreria che chiedeva pietà.
Prima o poi mi convertirò all’ e-book.
La mia libreria me lo chiede, sta quasi cedendo sotto il peso dei vari volumi.
La mia casa tutta me lo chiede, perché i libri stanno invadendo ogni spazio disponibile. Anche non propriamente a loro destinato.
Inoltre si stanno accumulando anche i libri di mio figlio, che fortunatamente ha ereditato da me la passione per la lettura.

Si, devo proprio decidermi a comprare un e-book.
Me lo hanno consigliato in tanti. Amici appassionati di libri come me che non sapevano più dove metterli. Mi hanno detto tutti che è pratico, non stanca la vista come gli altri schermi, ci stanno un sacco di volumi dentro e quindi è senz'altro più comodo portarseli dietro.
Soprattutto per me che non leggo mai un libro alla volta, quindi viaggio con tre o quattro infilati in borsa. Non è per niente comodo. Mettiamoci anche che i libri in e-book sono più economici, e di parecchio. Ma fin’ora non mi sono ancora decisa.

Perché il mio rapporto coi libri è anche fisico. Con la carta, l’inchiostro. 
L’odore che emana un libro nuovo. Il contatto con le pagine mentre leggo. 
A volte mi scopro a scorrere le righe col dito come i bambini piccoli, solo per il gusto di accompagnare fisicamente la lettura.
Così ho la libreria stracolma. Qualcuno è ancora nuovo e aspetta il suo momento, altri li ho letti e riletti più volte.

Qualche giorno fa mi è ricapitato in mano un piccolo romanzo dalla copertina carina.
Su uno sfondo verde pastello ci sono dei piccoli panini a forma di maialino, con tanto di orecchie e musetto buffo. In bocca tengono una monetina da un centesimo di dollaro.
Il libro è di un po’ di anni fa, del 2001 per la precisione. Edito in Italia da SALANI nel 2002.

Si intitola “ SOLO PANE  ”. L’autrice è Judi Hendricks.

Contrariamente a quello che potrebbero far pensare il titolo e la copertina, non si tratta di un libro di cucina, magari sulla panificazione, ma di un romanzo.
Però il pane è anche un po’ protagonista di questa storia, insieme a biscotti, muffins e dolci.
Perché è grazie al ritrovato amore per l’impasto, il lievito, la farina, lo zucchero eccetera che la protagonista ritrova anche se stessa e la voglia di ricominciare a vivere.

Wyn è una giovane donna “felicemente” sposata con un marito in carriera, una bella macchina e una bella villa sulle colline di Los Angeles. Tutto perfetto.
Solo che all'improvviso tutto cambia, quando il marito un bel giorno, così di punto in bianco, decide che lei deve andare via di casa perché sente che “loro due” hanno bisogno di una pausa di riflessione. Perché lui, poverino, è in una fase delicata sul lavoro, è stressato e sente che non riesce a renderla felice.
Già mi verrebbe da sputargli in un occhio, come minimo.
Ma come? Tu sei in crisi e mandi via lei? Che signore.
Infatti si scopre che, come sempre, la pausa di riflessione ha un nome e un cognome, che la fase delicata al lavoro ha due gambe e due tette e che lo stress non è poi così stressante.

Ovviamente Wyn cade in uno stato di depressione, ira, disgusto. Mettiamoci pure una mamma un tantino ingombrante. Il fatto che quel gran figlio … ehm principe consorte ha pensato bene di sbatterla letteralmente fuori di casa, facendole trovare tutte le sue cose sul portico della villa con la serratura cambiata. Mettiamoci infine che lei si ritrova senza lavoro, perché fin’ora aveva dovuto fare la bella moglie di rappresentanza e basta, non senza benefits per carità, ma anche parecchie rinunce. Insomma ce n’è di che disperarsi.
Per un po’ si dispera infatti.

Poi però succede qualcosa. Ricomincia a impastare. Riscopre l’amore per il pane. Si ricorda di quello che aveva imparato da ragazzina, quando lavorava alla pari in una panetteria in un piccolo paesino in Francia. E le cose prendono una piega inaspettata.
Si trasferisce a Seattle da una sua vecchia amica e lì ricomincia a vivere, a riscoprire se stessa, quello che vuole veramente dalla vita. Trova lavoro, casa, amici. Anche un rapporto nuovo con la madre. Capisce tante cose del suo passato che forse non aveva voluto vedere. Perdona e si perdona.

Il racconto vola via veloce. Ci si ritrova subito coinvolti dalla storia, arrabbiati, indignati ma anche divertiti. Perché la vena ironica non viene mai meno. Fortunatamente.
Tutto questo è accompagnato costantemente dal profumo del pane appena sfornato, dei dolci, dei biscotti. Quasi in ogni capitolo infatti c’è una ricetta.
Quindi per me abbinare una ricetta al libro è stato un compito fin troppo facile. Non potevo esimermi dal farlo.

Quello che è stato difficile è il mettere in pratica queste ricette. Perché son tutte con le dosi in “cups” e “spoons”, le tazze e i cucchiai americani, che sono quanto di più impreciso ci possa essere, soprattutto se si tratta di dolci. La pasticceria si sa è una scienza esatta.
Sulla prima pagina del libro c’è indicato che una tazza equivale a 230ml o 20 cucchiai da minestra. Peccato che noi di solito misuriamo tutto in grammi e che il peso dei vari ingredienti sia molto variabile rispetto al volume.

Quindi mi sono attivata per trovare una tabella di conversione. 
Una. Si fa presto a dire una.
Ne ho trovate almeno 5. Tutte diverse. 
Se per alcuni ingredienti, tipo lo zucchero, erano concordi, su altri non c’era la minima uniformità. Uno per tutti la farina. Inoltre si deve considerare anche il tipo di farina: 0, 00, semola, integrale, ecc.
Per non parlare dei liquidi o di alimenti tipo la frutta secca: bisogna vedere se si intende intera, a lamelle, in granella o macinata fine. C’è differenza.
Insomma mi sono cacciata in un bel  ginepraio.
Avevo pensato di usare una semplice tazza da cappuccino, una Mug per intenderci, e usarla semplicemente come unità di misura. Lasciando perdere la bilancia. Ma mi sembrava un metodo un po’ troppo empirico.
Alla fine mi sono affidata alla  tabella di Laurel Evans, che ho trovato nel suo blog (www.unamericanaincucina.com). Lei è americana e vive in Italia, quindi conosce entrambi i metodi. Per alcune cose che non erano menzionate ho usato le tabelle di Stefania (www.arabafeliceincucina.blogspot.it) e Jasmine (www.labna.it).
E mi sono lanciata.

Ho preparato le Focaccine ai mirtilli e noci pecan o Cranberry and pecan scones, che Wyn mangia sempre a Seattle a colazione e che impara a preparare. Sono molto simili agli scones scozzesi, credo che derivino da questi.
Sono grossi biscotti croccanti all'esterno ma soffici all'interno, non molto dolci. Pare che a Seattle si trovino in tutti le panetterie e pasticcerie, anche con uvetta, ribes, arance.





“Un morso alla focaccina mi fa sorridere: colore dorato, croccante fuori e tenera dentro, non troppo dolce e con la giusta quantità di ribes. È buffo come una piccola cosa perfetta ti possa far pensare che, tutto sommato, non va così male.”
Solo pane.   Judi Hendricks.








FOCACCINE AI MIRTILLI (Cranberry and pecan scones)
Ricetta da “Solo Pane” di J.Hendricks.

(N.B.: Ho riportato esattamente la ricetta com'è scritta sul libro. Fra parentesi e in corsivo ci sono le mie conversioni in grammi, le mie modifiche e le mie annotazioni in corso d’opera.)

3 tazze di farina 00 (350g + un po’ per la lavorazione)
½ tazza di zucchero (100g),
5 cucchiaini di lievito in polvere ( 25g, io una bustina di lievito per dolci + ½ cucchiaino di bicarbonato),
1 cucchiaino di sale (io ½ scarso, preferisco non esagerare col sale dove posso)
1 tazza di burro freddo a pezzi (230g),
½ tazza di mirtilli secchi fatti rinvenire nel succo d’arancia per 10 minuti (70g circa),
½ tazza di noci pecan tostate e tritate (50g circa)*,
½ tazza di latte (120ml circa)**
1 uovo medio,
la buccia di un’arancia.

*se non le trovate mischiate metà noci e metà nocciole, come dice di fare Laurel Evans.
**in qualche ricetta che ho trovato sul web si usa latticello o succo d’arancia al posto del latte.

Mescolate la farina, zucchero, lievito e sale in una scodella larga. Unite il burro a pezzetti e amalgamate fino ad ottenere un composto a grossi grumi.
Strizzate i mirtilli e aggiungeteli all'impasto insieme alle noci pecan. Battete l’uovo con il latte e la buccia d’arancia grattata in una scodellina. Aggiungete agli altri ingredienti e lavorate velocemente finché l’impasto diventa una palla omogenea.

L’impasto deve avere una consistenza piuttosto morbida, tipo quella per gli gnocchi o per la pizza.  Non deve essere sodo e compatto come quello per i normali biscotti, ma si deve poter lavorare bene. Con queste dosi però l’impasto era decisamente molle e appiccicoso.
Credo che ci siano troppi liquidi, per poterlo lavorare bene ho dovuto aggiungere un paio di cucchiai di farina in più. Non so se sia dovuto alla ricetta non precisa, alla conversione tra Cups e grammi, alla farina, al burro troppo molle o alla cuoca.

Infarinatela e stendetela fino a uno spessore di circa 1cm e mezzo. Tagliate nella forma desiderata e cuocete a 160° per 25 minuti circa finché si dorano.
Si possono anche congelare e cuocere direttamente in forno finché sono ben dorate. Ci vorrà più tempo.





Io ho curiosato qua e la per il web e ho notato che la forma tipica è a triangolo. Si ottiene semplicemente stendendo l’impasto a rettangoli o cerchi di circa 20cm di diametro, poi si tagliano a spicchi. Oppure si formano dei cerchi con un taglia biscotti tondo di circa 6cm di diametro. O altre forme a piacere. È inutile ritagliarli con forme complicate perché in cottura gonfiano molto e la perderebbero.

Li ho adagiati sulla placca coperta di carta forno un po’ distanti fra loro e li ho infornati finché sono dorati in superficie. Non importa se sembrano ancora molli e crudi, in realtà poi si compattano un po’ raffreddandosi. Non lasciateli cuocere troppo perché altrimenti si seccano. All'interno devono comunque rimanere soffici.
Si possono glassare prima della cottura spennellandoli con latte e ricoprendoli con zucchero bianco o di canna. Oppure si possono glassare anche da cotti con semplice glassa bianca di zucchero a velo, acqua e limone (o arancia).









Durano per qualche giorno chiusi in una scatola a chiusura ermetica. Sono buoni nel cappuccino a colazione, col caffè, col tè. Spalmati con un velo di marmellata o crema alla nocciola e cioccolato. Sono perfetti per la merenda a scuola dei bambini, perché non si sbriciolano troppo.