giovedì 19 settembre 2013

QUEL PIZZICOTTO IN PIÙ

Mancano pochi giorni e l’Estate se ne va! Anche se intorno a me tutto è ancora di un bel verde brillante si sente che l’Autunno sta bussando alla porta, con la sua arietta frizzantina e la terra che sa di umido e di bosco. In questi giorni la mia presenza sul web è stata altalenante. Per me questo è un periodo un po’ affannoso:  è ricominciata la scuola, catechismo, compiti, gli impegni pomeridiani di mio figlio, vestiti e biancheria estivi da riporre (SIG!)… poi chissà perché in questi periodi già abbastanza incasinati mi vene sempre voglia di grandi pulizie cioè rivoluzionare la casa … mah!

Dopo la pausa estiva è ritornato l’MTChallenge.
Per chi non lo conoscesse, per esempio chi negli ultimi due anni fosse stato in viaggio all’estero (tipo sulla luna), si tratta di una sfida su una ricetta particolare proposta dai giudici. Si può rifarla così come viene data o modificarla rispettando alcune regole ferme.Chi vince farà parte della giuria e quindi dovrà suggerire il piatto per la sfida del mese successivo.

Questo mese la ricetta della sfida è quella dei Ravioli del plin o meglio “Le raviòle del plin”,
piatto della grande tradizione Piemontese proposto dalla vincitrice della gara di Giugno: ELISA di Sapori di Elisa.
Piemontese doc, anzi langarola, e bravissima in cucina,  ha fatto un post davvero bello su questi ravioli, la loro storia, la sua terra e i suoi sapori. Per cui non starò ad aggiungere nulla, anche perché non potrei, quindi vi consiglio di fare un salto da lei per maggiori informazioni. Inoltre ha postato anche un video tutorial su come fare questo benedetto pizzicotto, il plin.

Si, perché questi ravioli hanno una forma particolare: sono piccolini e un po’ ripiegati su se stessi. Per ottenere questa piega bisogna dare in pizzicottino alla pasta mentre si chiudono i ravioli.
Non è facile spiegarlo a parole ma è più semplice di quanto si crede. Andate a vedere il video che è meglio.

L’unica difficoltà l’ho avuta all’inizio, perché mi venivano troppo grossi. Invece devono essere raviolini piccoli, di circa 2cm.  Io sono abituata a fare i ravioli a mano, non ho nemmeno lo stampo, ma quelli classici quadrati.
In questo caso mi mancava l’occhio: bisogna dosare bene il ripieno ma disporlo anche alla distanza giusta, altrimenti rimane troppa pasta e il plin non viene bene.  Comunque pian piano mi sono venuti della dimensione giusta. Basta un po’ di pratica.

Come prima proposta per questa sfida mi sono attenuta alla ricetta indicata da Elisa.
Sebbene parlando con signore del paese sia saltato fuori, come al solito, un tripudio di consigli e varianti all’insegna de “io ci metto anche questo … io li faccio così!”
Non tanto per la pasta, su cui erano tutte d’accordo più o meno, quanto per il ripieno: di arrosto si, ma chi mischia arrosto di vitello e maiale, chi mette della salsiccia cotta, chi aggiunge una cipolla tritata e stufata in padella o un porro, chi unisce un pugno di riso bollito.
Tutte varianti che prima o poi sperimenterò, adesso che ho il plin nelle dita chi mi ferma più!
Ma questa volta ho seguito le indicazioni di Elisa.

La ricetta ve la riporto per comodità, ma ripeto che è la sua, le varianti virtuali le ho messe in corsivo:
 
 
 
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RAVIOLI DEL PLIN.

Per la pasta:
200 g di farina di grano tenero 0,
1 uovo intero +2 tuorli,
Per il ripieno:
300 g di arrosto di vitello,
100 g di salsiccia,
400 g di biete,
1 noce di burro,
2 uova,
formaggio Grana grattugiato,
sale,
noce moscata.

       Per fare l’arrosto:
500g di carne di vitello per arrosto (io avevo un arrosto da circa 800g)
1 spicchio d’aglio,
1 rametto di rosmarino,
1 foglia piccola di alloro,
olio extravergine di oliva,
sale,
pepe,
brodo di carne (o in mancanza di questo, brodo vegetale).
Per il condimento:
sugo d’arrosto,
formaggio Grana grattugiato.

Oppure burro e salvia.



Innanzi tutto bisogna preparare l’arrosto: legate la carne e fatela rosolare bene da tutti i lati in una padella o in un tegame che vada anche in forno, con un filo d’olio.
Quando ha una bella crosticina dorata, salate e pepate la carne e mettetela nella teglia con 2 cucchiai di olio, l’aglio e gli aromi (io di solito metto un mazzetto guarnito con rosmarino, alloro, salvia e timo; sedano e  cipolla a rondelle).
A questo punto infornare a 180°. Io bagno la carne con un bicchiere di vino bianco caldo, lo faccio evaporare 10 minuti e poi bagno con poco brodo.
Elisa suggerisce di mettere l’arrosto in forno e bagnare soltanto col brodo dopo 10 minuti di cottura. Poi si prosegue la cottura per circa altri 40-45 minuti.
L’arrosto è pronto quando, bucandolo con una forchetta al centro e premendo ne esce un liquido chiaro, se è rossastro cuocete ancora 10 minuti.

Nel frattempo lavate le bietole e fatele stufare in padella con il burro e un pizzico di sale.
(Qui si poteva procedere anche così: tritate finemente una piccola cipolla o un porro, fatelo rosolare in padella, unite 2 cucchiai di acqua e 1 d’olio e fate stufare finchè non diventa morbida. Dopo unire le bietole tritate e lasciarle appassire. Questa è una variante che mi è stata indicata dalle mie vicine di casa)

Dopo di che preparate la pasta: impastate la farina setacciata con un pizzico di sale, l’uovo e i tuorli. Lavorate la pasta finchè non diventa liscia e omogenea. Avvolgetela nella pellicola e fatela riposare per una mezz’ora.

 Infine tritate finemente l’arrosto con le biete. Io ho usato il mixer. Unire la salsiccia sbriciolata, le uova, il grana e un pizzico di noce moscata. Mescolare bene.

A questo punto bisogna preparare i ravioli: tirare la pasta molto sottile o a mano o con la macchina (se usate la macchina fatela passare anche nell’ultimo spessore).
È meglio fare le sfoglie poche alla volta perché tendono ad asciugarsi. Mantenete la pasta sotto a un canovaccio umido.
Con l’aiuto di uno o due cucchiaini, o anche a mano, formare delle piccole palline di ripieno e disporle sulla sfoglia, a poca distanza l’una dall’altra. Per fare questi ravioli piccolini come da tradizione bisogna fare delle palline piccole, più o meno una nocciolina, distanti non più di 1cm l’una dall’altra.
Piegare la sfoglia, sigillarla bene nel verso della lunghezza, premendo molto vicino al ripieno. Ritagliare la striscia di ravioli in modo che  ci rimanga solo un piccolo bordo di pasta e pizzicare la pasta tra una pallina e l’altra. Dopodiché tagliare i ravioli con la rotella.

Man mano che sono pronti disporli su dei vassoi di carta o dei tovaglioli infarinati.





Lo so, detto così sembra difficile, ma vi assicuro che non lo è, dopo averne fatto qualcuno e aver sbagliato le misure, poi vengono. È che non so spiegarmi meglio.
Comunque, se volete vederlo, c’è il video di Elisa che da una spiegazione pratica.

Lessate i ravioli in abbondante acqua bollente salata, scolateli e conditeli con il  fondo di cottura dell’arrosto, che avrete ridotto in un pentolino, e una bella spolverata di grana grattugiato.

Sono deliziosi anche  semplicemente burro e salvia. Qualcuno li condisce con del buon vino rosso corposo. Elisa sconsiglia i sughi con il pomodoro che sono troppo aggressivi. Ma io li ho assaggiati anche con il ragù e non mi sembravano affatto male, anzi (Eresia ? ).

In realtà una volta si servivano al naturale, sopra un tovagliolo, così si sente meglio il sapore del ripieno. In effetti …

 
 
 
 
 
 

Questa è la mia prima ricetta per l’MTC. Ne ho un’altra in cantiere, spero di riuscire a prepararla in tempo. Vedremo.

martedì 17 settembre 2013

UNA SORPRESA GRATIFICANTE.

Ieri ho ricevuto una gradita sorpresa: Erika di Giochi di Zucchero mi ha nominato tra i 15 suoi blog preferiti, facendomi l’ onore di darmi questo premio:

 

 

 

 Grazie infinite Erika, non sai che piacere mi ha fatto sapere che hai pensato a me che sono una blogger ancora “piccolina” (ma solo virtualmente, in realtà è il blog a essere piccolino … io … diciamo che ho superato i vent’anni!! Diciamo.)

Le regole per accettare questo premio sono queste:

·         Mostrare il logo dell’award sul proprio blog ( è un onore)
·         Ringraziare il blog che ti ha nominato (ci mancherebbe … Grazie Erika!!)
·         Nominare altri 15 blog (ci proverò, ma non sarà facile scegliere!)
·         Mettere il link dei tuoi nominati nel post e informarli del premio con un commento.
·      Scrivere sette cose su di te. (Da dove comincio…)

 

Comincio subito a elencare i 15 blog in nomination:




4.    Il rovo do bosco.

5.    JourneyCake.



8.    Pinko panino.

9.    Psiche e canella.


11.  Storiegolose.





 
Ovviamente non è stato facile sceglierne solo 15 tra tutti quelli che seguo. Diciamo che mi sono lasciata guidare dall’affetto che provo per alcuni, dall’ammirazione per il lavoro di altri ma soprattutto … dal caso! Alla fine ho fatto la conta come all’asilo! Perché proprio non riuscivo a decidermi.
Naturalmente sono andata a vedere se erano già stati premiati, ma non è sempre facile. Non è detto che ci sia il logo sulla Home page, quindi se qualcuno lo avesse già ricevuto lo consideri una conferma a quello precedente e al lavoro fatto fin’ora.

 

Ora veniamo alle 7 cose su di me:

1.     Ho un marito e un figlio MOLTO pazienti: soprattutto quando devono aspettare che finisca di fotografare per poter mangiare.

2.    Ho anche amici molto pazienti e temerari che si prestano a fare da cavie ai miei esperimenti culinari. Soprattutto un’amica che dopo tanti anni ancora sopporta le mie brillanti idee e i miei sproloqui … ora li deve leggere anche qui sopra!
 
3.    Adoro i libri, ne comprerei a pacchi interi, non mi bastano mai, soprattutto quelli di viaggi e cucina. Purtroppo ho già la libreria piena e non so più dove metterli … me ne serve un’altra … maritino hai capito?

4.    Mi piacerebbe fare un viaggio intorno al mondo, ma non è possibile (per adesso J ) quindi mi sfogo leggendo e cucinando.

5.    Mi piace anche cucire e ricamare (vestiti, cose per la casa, oggettini carini) solo che mi lancio sempre in imprese titaniche e ci vuole un secolo per finirle!

6.    Quando faccio una cosa, che sia un piatto, un ricamo o un vestito, non sono quasi mai del tutto soddisfatta. Vedo un sacco di difetti e li dico apertamente a tutti: non mi so vendere!

7.    Mi piacerebbe aprire un negozio: una libreria con annessa sala ristoro. Oppure un negozio dove trovare tutto ma proprio tutto l’occorrente per cucire, ricamare, creare con le cose più disparate, sempre con annessa sala ristoro. Come potete vedere la cucina in qualche modo c’entra sempre.

domenica 15 settembre 2013

LE UOVA, IL GIALLO,IL ROSSO E LA BELA ROSIN.

Per quanto io sia e rimanga sempre una “belinona” ligure fino al midollo, dopo quasi 10 anni comincio a sentirmi piemontese, un po’ “balenga” anche.
Anche perché una golosona come me non poteva trovare posto migliore per stuzzicare l’appetito.  Adesso che ci penso ho il sospetto che su questo fronte non avrei problemi di adattamento in nessun luogo, italiano o estero.

In questi giorni ero alla ricerca di una ricetta per il contest di Colors & Food di settembre; questo mese la sfida verte sui colori rosso e giallo ma con un  ingrediente obbligatorio: l’uovo, in tutte le sue declinazioni.

Ho pensato a lungo, quanto le mie meningi me lo possano permettere. Avevo già una ricetta pronta preparata un mesetto fa: un dolce finlandese dal nome impronunciabile, con dei bei lamponi rossi. Ma non mi aveva convinto allora e nemmeno ora: la realtà è che non mi è venuto proprio come doveva, l’aspetto c’era anche ma ho senz’altro sbagliato qualcosa perché credo che la consistenza e il sapore non siano proprio azzeccati.
Per cui non se ne fa niente. Potrei postarlo come ricetta flop, non certo per questo contest.

Così ho consultato il Comitato di Pronto Soccorso Rcette: non il web, semplicemente le vicine di casa, le amiche ma ancor meglio mamme e nonne di amiche.
E sono saltate fuori le “uova della Bela Rosin”. Il web è servito dopo, per avere conferma delle informazioni su questo piatto. Che poi non è proprio un piatto è più uno stuzzichino, una frivolezza facile e veloce. In pratica è una non-ricetta.

Ma andiamo con ordine. Innanzi tutto devo spiegare chi è la Bela Rosin. Giustamente chi non è Piemontese forse non la conoscerà .

La bella Rosina, ovvero Rosa Vercellana, era l'amante del primo re d'Italia Vittorio Emanuele II. Si conobbero al Castello di Racconigi, la residenza di caccia, quando il re, ancora principe ereditario, aveva 27 anni mentre lei ne aveva solo 14. Da quel giorno non si sarebbero più lasciati. Lei rimase sempre accanto a lui e gli diede anche due figli, suscitando uno scandalo a corte, perché lui era già sposato con Maria Adelaide d’Asburgo e aveva già dei figli, pare anche che non disdegnasse altre amanti. Proprio un gran signore!
Rosa Vercellana, neanche a dirlo, era odiata dall'aristocrazia del tempo ma molto amata dal popolo che la considerava una di loro e veniva amichevolmente soprannominata la "bela rosin".
Quando la vera moglie, la regina Maria Adelaide, morì, il re le concesse il titolo di Contessa di Mirafiori e Fontanafredda. In seguito il re la sposò con un matrimonio morganatico, cioè senza attribuzione del titolo di regina. Ma che bel pensiero!
La " bela rosin" pare amasse cucinare per il re tanti piatti della cucina tradizionale piemontese, tra cui i Tajarin, i tagliolini, al tartufo, la bagna caoda e appunto queste uova.

Non stupisce che fosse la prediletta del re: si sa che la strada per il cuore degli uomini passa dallo stomaco e a volte lì si ferma.
Io non so se la Bela Rosin cucinasse davvero queste uova, dubito fortemente che cucinasse alcunché.  Ad ogni modo così me le hanno presentate e così ve le propongo.

In realtà tra i membri del Pronto Soccorso Ricette, come al solito, c’è stata qualche discordanza. Ognuna aveva la sua versione particolare ma ovviamente più veritiera delle altre, ovviamente (anche per una ricetta così semplice che di più non si può?).

Sul web ho scoperto un sito molto carino: cucinapiemontese.blogspot.it,dove ho trovato questa e molte altre ricette con un sacco di informazioni storico culturali. Come quelle che vi ho dato qui sopra.
Quando le ho viste sul sito sono stata folgorata “ecco l’uovo che cercavo!” . Il giallo c’era, eccome, quasi abbagliava, mancava il rosso però. E qui entra in campo un’altra gloria della cucina piemontese il Bagnet Rus. Che è una bella salsa da bolliti, ma con l’uovo sodo, ossia bollito, ci sta che è una meraviglia.
Poi non paga ci ho aggiunto del mio, cioè di quello che ho carpito qua e la dalle Belle Rosine del paese: il tonno nel ripieno.

Ora vi do la “ricetta” così si spiega tutto. Vi do la ricetta che ho trovato sul sito, quella “ufficiale”, con tutte le modifiche mie e delle mie compagne di merende:

 
 
 
 
 
 
 

UOVA ALLA BELLA ROSINA.

Per 4 persone:
4 uova (molto carine le uova di quaglia, naturalmente ne occorrono almeno 4 a testa)
maionese possibilmente fresca.

Rassodate le uova, sgusciatele, tagliatele a metà nel senso della lunghezza, togliete i tuorli e riempite i mezzi albumi  con la maionese e mettete in frigo.
Al momento di servire guarnitele con i tuorli a mimosa, cioè passati al setaccio e fatti cadere a pioggia sulle uova. Funziona molto bene lo spremi aglio.
Fin qui niente di speciale.

Però qualcuna delle gentili signore mi ha detto di metterci il tonno sott’olio: frullare il tonno con la maionese e un tuorlo sodo, magari qualche cappero. Riempire e guarnire con la “mimosa”.
Già meglio, ma ancora manca il rosso.

Ah,ah! Ma certo il Bagnet Russ!
Allora via la maionese che a questo punto non c’entra più niente, resta il tonno (meglio i tranci  sott’olio, belli sodi) a pezzetti dentro i mezzi albumi, una pioggia di soffice tuorlo giallo, tutto su un letto di saporita e piccante salsina rossa.

È come la Corazzata Potemkin di fanzottiana memoria: “ una cavolata (e mi son trattenuta) pazzesca!".  Ma i colori ci sono, le uova pure… che volete farci: vi tocca!
Non so se è valida ai fini del contest, ma pur di riuscire a partecipare…! Prendetemi come sono e fatevi due risate insieme a me.

Però mi redimo, perché una ricetta vera ve la do adesso, almeno quella:

IL BAGNET RUSS -Salsa rossa piemontese.

(Ricetta della vicina di casa)

Ingredienti:
una manciata di foglie di prezzemolo,
2 acciughe,
1 spicchio d’aglio,
1 bicchiere di salsa di pomodoro (circa 200ml),
2 cucchiai di olio,
20g circa  di pane raffermo sbriciolato,
1 falda di peperone rosso cotto al forno e spellato,
2 cucchiai di aceto,
peperoncino in polvere.

Frullare tutti gli ingredienti molto finemente, aggiustare di sale e peperoncino a piacere.
Volendo si può restringere la salsa 10-15 minuti a fuoco dolce.



 
 
 
Questa è la versione che ho fatto io. Poi ne ho trovate altre in cui si fa cuocere la salsa molto a lungo e si uniscono altri ingredienti come, cipolle, chiodi di garofano eccetera.
Come questa che ho trovato nel sito di cui ho parlato, ve la riporto pari pari:

INGREDIENTI:
- pomodori ben maturi n 8
- cipolle medie n 2
- carota n 1
- spicchi d'aglio n 2
- aceto di vino
- olio d'oliva
- peperoncino un pizzico
- zucchero e sale

PROCEDIMENTO:
Lavare e tritare i pomodori, la carota, le cipolle e l'aglio. Mettere il tutto in un recipiente di terracotta, unire un pizzico di peperoncino, un cucchiaio di zucchero e un cucchiaino di aceto, sale e olio d'oliva. Mettere sul fuoco e far cuocere a fuoco lento per 3 o 4 ore.
Passare il bagnetto rosso al setaccio e allungare con altro olio d'oliva. Assaggiare ed eventualmente aggiustare il sapore con il sale.
Però assomiglia molto alla ricetta della Salsa Rubra di cui vi parlerò prossimamente.

 
A proposito, prossimamente vi posterò anche la ricetta del tonno di coniglio, che in queste uova ci starebbe benissimo, al posto del tonno vero. Sono sicura che la Bela Rosin approverebbe.
 
 
 

martedì 10 settembre 2013

RICETTE RIPESCATE

L’ultima volta non ho postato nessun piatto. Avevo troppe foto da pubblicare e troppe cose da raccontare. Oggi invece voglio tornare con ben due ricette.

Sono piatti che ho preparato giorni fa quando avevo una gran quantità di zucchine fresche da consumare e la necessità di mangiare piatti cucinati in modo più leggero.

Come avrete capito io non riesco a essere totalmente light, per quanto mi sforzi la mia gola ha sempre il sopravvento.

Però quando si tratta di salute, cioè dopo aver preso un bello spavento, ci si da una bella regolata. Almeno per un certo periodo. Fatte le analisi, se tutto è rientrato nella norma, di solito si riprende con la solita vita di stravizi.

Nel mio caso è così. Ora che le mie analisi sono a posto ho ricominciato a mangiare di tutto, ma con moderazione. Questa volta cercherò davvero di non esagerare, di non ritrovarmi più col fisico in ammutinamento per colpa della mia golosità.

Questa non è una conversione alla cucina light o vegetariana o addirittura vegana. Per quanto io rispetti profondamente le idee di tutti, io non riuscirei mai a rinunciare totalmente a un alimento, per scelta intendo,  a meno di non dover essere proprio costretta per motivi di salute.

Di questo ne ho avuto conferma in quei giorni in cui qualche rinuncia ho dovuto farla. Ho sempre tentato di aggirare gli ostacoli con ogni sorta di escamotage.
Queste due ricette ne sono l’esempio.

Non le avevo ancora postate anche perché non mi piacciono tanto le foto, scattate di corsa mentre ci mettevamo a tavola. Magari all’ora di cena quando la luce è pessima.

Veramente ne ho tantissime di ricette così, ne ho contate almeno una ventina. Archiviate nel mio PC in attesa di innalzarsi agli onori della cronaca, scavalcate sempre da qualcos’altro che mi convince di più.
Riguardandole ho deciso che è giusto pubblicarle, perché se non sono soddisfatta dell’impiattamento o delle foto, le ricette però sono valide e hanno riscosso successi in famiglia.

Poi ci sono ricette che dopo averle fatte e fotografate con tutto il mio impegno, una volta pronte da pubblicare ho scoperto che  c’era già una ricetta molto simile in un altro blog. Così mi è preso lo scrupolo di non voler sembrare una copiona o magari di voler fare quella che “come lo faccio io!! … Si, si, bello, ma a me viene meglio …!!”

A parte il fatto che devo smettere di farmi sempre tante paranoie, se qualcuno deve proprio trovare della malizia la troverebbe comunque e a quel punto è un problema suo (detta così sembra anche facile!).  In fondo le ricette si somigliano perché, se si segue la stagionalità, gli ingredienti sono quelli, gira e rigira anche le cotture eccetera. Io non mi aspetto certo che se domani faccio i ripieni o la frittata poi più nessuno deve più farli. Non ho l’esclusiva.

Anche nelle riviste di cucina ci sono servizi che si somigliano e si ripetono ogni anno.
Certo se cucinassi magari il capriolo con la polenta taragna ad Agosto, magari le possibilità di essere “copiate” diminuirebbero drasticamente.

 

 



Gnocchi di ricotta e zucchine al pomodoro.

Ingredienti per 4-5 persone:                                                                          
250g ricotta,
5 zucchine chiare,
1 uovo,
200g farina di semola,
3 cucchiai colmi di crusca,
2 cucchiai di grana grattugiato,
4-5 pomodori maturi,
1 spicchio d’aglio,
olio extra vergine d’oliva,
sale.

 
 
 

Pulite le zucchine, tagliateli a rondelle e fateli cuocere a vapore finché sono teneri.
Fateli raffreddare e frullateli con la ricotta, le uova e il grana. Unite poi la farina e la crusca e impastate. Dovete ottenere un impasto omogeneo ma morbido e anche un po’ appiccicoso, se occorre unite poca farina ma non troppa altrimenti in cottura rimangono gommosi e duri.

Preparate il sugo: spellate i pomodori ed eliminate i semi, tritateli grossolanamente e fateli asciugare per 5 minuti in padella a fuoco vivo con l’aglio spellato, aggiustate di sale, spegnete e condite con due cucchiai di olio.

Lessate gli gnocchi in abbondante acqua salata e scolateli man mano che vengono a galla. Conditeli con il sugo di pomodoro e servite accompagnando a piacere con grana grattugiato o pecorino.

 

 




Crocchette di patate e zucchine al forno.

4 patate medie,
4 zucchine,
1 uovo,
3 cucchiai di grana grattugiato,
3 cucchiai di pangrattato più quello per la panatura,
1 rametto di maggiorana,
olio extra vergine d’oliva.

Sbucciare le patate e pulite le zucchine. Tagliate tutto a fettine sottili e fatele cuocere a vapore finché son tenere.
Passatele calde allo schiacciapatate o al passaverdure. Impastate la purea con l’uovo, il grana e il pangrattato, unite la maggiorana tritata.
Se l’impasto fosse ancora molle unire altro pangrattato.

Preparare delle piccole crocchette da bocconcino, passatele nel pangrattato e mettetele in una teglia leggermente unta con poco olio.
Infornate a 200° per circa 15-20 minuti, devono essere ben rosolate e croccanti.
Servire ben calde.

Potete aromatizzarle con erba cipollina, finocchietto o con semi di sesamo o papavero.
 
 
 
 

venerdì 6 settembre 2013

WHALE WATCHING: come Achab ma senza l’arpione.

Sono sparita di nuovo. Sono andata in Liguria dai miei genitori, solo per pochi giorni. Gli ultimi scampoli di vacanza. Purtroppo la scuola incombe: martedì 10 settembre riapre i battenti.
Così abbiamo approfittato di 4 giorni di ferie per goderci ancora un po’ di mare.
Questo è il periodo che ho sempre preferito di più. Perché non fa mai troppo caldo e si resiste al sole anche nel mezzogiorno. C’è molta meno gente e di conseguenza meno traffico, meno confusione e … più parcheggi! Naturalmente ragionando con la mentalità di una nativa del luogo.
Salvo annate avverse, di solito a settembre il mare è favoloso e questa settimana ha proprio rispettato le aspettative: era limpido e calmo come un lago di montagna ma ancora caldo come ad agosto. Una meraviglia.
Noi ci siamo dedicati all’ozio più totale. Non ho nemmeno cucinato, giusto cose veloci per la sopravvivenza. Anzi ho proprio fatto l’eremita: mare, letture, riposo.

Ma una giornata l’abbiamo dedicata all’Avvistamento Cetacei o Whale Watching, che fa più figo.



Siamo partiti dal porto di Loano (che è tutto nuovo, bellissimo e con un sacco di parcheggi) al mattino intorno alle 10, con una motonave da circa 300 persone ma noi eravamo una settantina.
Abbiamo raggiunto Laigueglia dove abbiamo attraccato al piccolo molo per pochi minuti, giusto per far scendere i passeggeri che preferivano le acque cristalline e la spiaggia alle balene.


Veramente c’era la possibilità di scendere a terra per un’ora per visitare uno dei borghi più belli d’Italia; oppure rimanere a bordo per fare il periplo dell’Isola Gallinara, al largo di Alassio. Naturalmente abbiamo optato per questa seconda opzione, così abbiamo pranzato comodamente seduti ai tavolini (pranzo al sacco: sulla motonave c’è un piccolo bar fornito più che altro di bibite e qualche snack) mentre la barca circumnavigava lentamente l’Isola e una guida ci raccontava la sua storia.
Anche se sono abituata a vederla li al largo, con la sua rassicurante forma a tartaruga, mi sono accorta che in realtà non la conoscevo per niente.

 
 
 
 
 
 
 


Dopo una breve tappa ad Andora per raccogliere altri passeggeri, ci siamo diretti finalmente verso il mare aperto, nel cuore del Santuario dei Cetacei. La guida, che era una biologa marina, ci ha tenuto una breve ma interessante lezione sugli animali che avremmo potuto riconoscere.

Il primo breve incontro è stato con due piccole tartarughe, poi abbiamo avvistato due “piccoli” Zifi, cetacei di colore bruno, molto poco socievoli. Infatti si sono allontanati subito da noi.
Poi più nulla per una buona mezz’ora.

La motonave si è spinta oltre, procedendo lentamente, mentre tutti a bordo aguzzavano la vista. All’improvviso ci siamo ritrovati in mezzo a un branco di delfini: saranno stati  più di una cinquantina, grandi e piccoli. Arrivavano vicinissimi  ai fianchi della barca, giocavano con le onde della scia, ci superavano velocissimi e poi tornavano indietro, con tuffi e schizzi, come tanti monelli. Sembrava proprio che volessero dare spettacolo.
Hanno continuato a seguirci per un po’ poi come sono apparsi se ne sono andati.

 
 


È stato uno spettacolo emozionante, anche perché vederli liberi nel loro habitat e così vicini è incredibile. Ma niente a confronto dell’incontro con la balena.

A un certo punto la barca si è fermata con i motori al minimo e ci hanno invitato tutti a fare più silenzio possibile: stavamo per incrociare una balenottera comune che non è socievole e curiosa come i delfini. Avevamo tutti letteralmente il fiato sospeso, non osavamo nemmeno muoverci: all’inizio era solo un’ombra sott’acqua, poi una pinna nera e poi eccola: 20 metri e 60 tonnellate circa di maestosa potenza che nuotavano a fianco a noi.
 
 
 
 
 

Ci ha gironzolato intorno a un centinaio di metri per quasi mezz’ora, immergendosi brevemente e riapparendo poco più in la, con una leggerezza ed eleganza incredibili, muovendo pochissima acqua in rapporto alla mole.
Infine dopo un ultimo sbuffo se n’è andata, silenziosa ed altera come era venuta.








Dopo questo memorabile incontro siamo ritornati a casa … stanchi ma felici … come nei migliori temi di studenti delle elementari ! Comunque è proprio così!

Se siete interessati a orari, tariffe, date di questo fantastico tour vi do il link della compagnia che lo organizza:www.liguriaviamare.it  e anche www.whalewatchliguria.it Tra l’altro organizza anche escursioni in barca lungo tutta la costa ligure.

Devo proprio fare i complimenti per l’ordine, la puntualità e la gentilezza di tutto l’equipaggio e una menzione speciale al comandante che ha manovrato la grande motonave con la leggerezza e l’agilità di un piccolo canotto.
Certamente la giornata splendida di calma piatta ha notevolmente aiutato. La fortuna poi è stata benevola perché non sempre si riescono a fare tanti e tali incontri.
Questa è un esperienza che consiglio vivamente, sono anni che è possibile fare questa escursione ma naturalmente noi del posto siamo lenti a sfruttare le opportunità. Ho colmato la lacuna e ne sono soddisfatta.

In questo post non vi do alcuna ricetta, volevo solo rendervi partecipi della mia avventura. Spero che vi sia piaciuto leggermi anche solo un pochino.

domenica 1 settembre 2013

PANNKAKOR: COLAZIONE DA PIPPI.

Altra ricetta per L’Abbecedario CulinarioEuropeo e per l’Uomo in Bagno: i Pannkakor. Ovvero i pancake svedesi.
Che differenziano da quelli americani perché sono più larghi e sottili, senza lievito.
Un po’ come le crepes ma più burrose … insomma sono svedesi!

Quelle fritellone che Pippi Calzelunghe fa volteggiare in aria con incredibile maestria! Io non ci ho neanche provato, ho la mia banalissima palettina e va bene così!

Certo rivedendo adesso i film di Pippi, con gli occhi di un genitore-adulto-apprensivo ( leggi anche con l’immaginazione ormai limitata dall’età), mi stupisco di quanto “sovversivi” siano.
Poi non mi vengano a dire che i programmi di oggi sono diseducativi (eh non ci sono più i bei film per ragazzi di una volta!).

Dunque vediamo: Pippilotta Viktualia Rullgardina Succiamenta Efraisilla Calzelunghe , detta Pippi, è una bambina dotata di una forza straordinaria, che vive da sola in una stramba villetta rosa pastello,in un piccolo paese della Svezia, con una scimmietta e un cavallo bianco a pois neri. Che bada a se stessa da sola,  che non va a scuola ma preferisce scorrazzare per la campagna con mezzi quanto mai improbabili. All’occorrenza guida la macchina (con i piedi) o la mongolfiera.

Combina una innumerevole serie di guai insieme a due amichetti, Tommy e Annika, che prima che arrivasse lei erano due bimbi a modo, tranquilli, perfettini … quasi finti!
Tutto questo saltando dal tetto, camminando sulle mani in equilibrio sul cornicione e altre cosine tranquille di questo genere!

E non uno straccio di adulto che trovi la cosa strana o che se ne occupi! Gli unici sono due poliziotti quanto mai improbabili. Il papà ritorna solo alla fine della serie, non ricordo se era stato rapito dai pirati o era un pirata lui stesso.

Mi chiedo come facesse mia madre a lasciarmeli vedere!
Però quanto mi piacevano questi film! Quanto avrei voluto essere insieme a lei per un giorno!
Se devo essere sincera mi piacciono ancora adesso!

Peccato che mio figlio si senta “troppo grande” , ormai è passato a Discovery Channel, alla serie Mega Costruzioni e Top Gear. (sob!)

Forse siamo noi genitori che ci facciamo troppi problemi. I bambini lo sanno benissimo quando è una finzione, una storia di fantasia.  Lo sapevamo noi e lo sanno loro adesso che Pippi è così perché è Pippi. E li con lei tutto poi finisce bene.

Sono le notizie del telegiornale che turbano, quando all’ora di cena fanno vedere di tutto, senza filtri, per “dovere di cronaca”. Certo la notizia bisogna darla. È giustissimo far sapere. Ma a parole, che magari ai bambini arriva meno.
Sbattere sullo schermo  immagini cruente di morti e feriti, non aggiunge nulla di più alla notizia, alla gravità del fatto.
Riservate le immagini, quelle più crude almeno, al telegiornale di mezza sera, a un programma di approfondimento. Ce ne sono centinaia, in tutte le reti! Vorrei un giorno sentire dire questo: la notizia è questa ma le immagini sono talmente cruente che preferiamo mostrarvele in orari più consoni, anche se così ci bruciamo lo scoop! Darei subito il Pulizer a quel direttore di tg.

E poi c’è sempre un giornalista genio che va a chiedere a vittime e parenti nell’ordine: come si sente, cosa ha provato, pensa di riuscire a perdonare.
Ma vi sembrano domande da farsi?

Ora immagina giornalista: io ti passo sopra con la macchina,non ti do nemmeno la soddisfazione di insinuare che è un SUV (la classica macchina del male) guidato magari da una di origini extracomunitarie! Come  se gli italiani a bordo di un utilitaria non potessero mai far danni!
Poi quando sei li a terra scendo e ti chiedo: come ti senti?  Cosa ne pensi? Mi perdoni?

Ah Pippi! Beata te che vivevi col tuo cavallo e la tua scimmietta. Dovevi solo difenderti dai pirati!

Torniamo alle Pancake, pardon alle Pannkakor.
Anche queste le ho prese sul web, dal sito Stile Nordico, per la precisione.
Questa volta mi sono sforzata di seguire le sue indicazioni alla lettera.

 




 

PANNKAKOR- Pancakes svedesi.

Ingredienti per circa 16 pancakes sottili:
3 uova,
200g circa di farina,
6dl latte,
un pizzico di sale,
2 cucchiaini di burro.

Sciogliere la farina a poco a poco con il latte, unire le uova sbattute e amalgamare bene con un pizzico di sale. Mettere in frigo e far riposare 30 minuti.
Sciogliere il burro e unirlo alla pastella.

Imburrare leggermente una padella da crêpes larga circa 20cm (anche meno). Si imburra solo per la prima crespella.
Scaldare la padella e versarvi un mestolo scarso di pastella. Roteare per distribuirla poi farla cuocere finchè è dorata sotto. Poi voltarla dall’altra parte. Ancora un minuto ed è pronta.
In pratica come le crêpes.

Servirle belle calde con confettura, ovviamente quella di mirtilli rossi, ma se non l’avete come me va bene anche quella di prugne o ciliegie.
Potete accompagnare anche con frutti di bosco zuccherati e panna montata.
Io li ho decorati con mirtilli rossi disidratati.

 




Va benissimo anche la Nutella! A Pippi piacerebbe, ne sono certa.
Buona merenda!


 

Il runner a punto croce è una mia creazione. Ne sono molto orgogliosa. Carino vero?
Il ricamo è una delle mie passioni che ogni tanto mi prendono. Vado a periodi come Picasso.