sabato 8 novembre 2014

UN DOLCE AUTUNNO.

Veramente questo autunno non è stato per niente dolce. Almeno dalle mie parti.
È stato capriccioso. Imprevedibile. Incostante. Violento.
Ma dolce quasi mai.
Sono stati rari i giorni di sole, tiepidi ma allo stesso tempo frizzanti, che fanno sciogliere l’Estate pian piano, col ritmo lento con cui le foglie degli alberi cambiano colore.

Infatti quest’anno la tavolozza incredibile di tinte autunnali è stata un po’ scarsa.
Tempo di crisi.
Anche le stagioni risparmiano.
Figuriamoci le mezze.

Ma almeno in cucina l’Autunno ci regala sempre dolcezze incredibili.
Frutta energetica e corroborante, dai gusti decisi e marcati.
Non si può resistere.
Se la stagione si è mostrata troppo rude e aspra la possiamo raddolcire noi utilizzando quello che nonostante tutto ci regala.

Quindi dolcissime mele, uvetta, noci, nocciole e naturalmente cioccolato. Quello non può mancare mai.
Con questi golosi ingredienti e una confezione di pasta fillo si possono preparare dei dolcetti deliziosi. Una sorta di mini strudel o fagottini che dir si voglia, sulla falsariga dei Borek turchi salati che ho postato qualche giorno fa (anche li c’erano le mele, però).

 


 



 
  

Con questi dolcetti riesco appena in tempo a partecipare al contest “Tutti i colori dell’autunno”
dei blog di Michela (A tutto pepe) e Alex (C’è crisi c’è crisi).

 
http://atuttopepe.blogspot.it/2014/10/crema-zucca-castagne-salsiccia-contest.html

 



FAGOTTINI A SORPRESA.

Per circa 20-24 fagottini:
4 fogli di pasta fillo,
300g ricotta,
1 mela a polpa compatta,
uvetta sultanina,
zucchero di canna,
cioccolato fondente,
nocciole pelate,
noci sgusciate,
pistacchi sgusciati,
cannella in polvere,
un cucchiaio di burro.

Non ho dato indicazioni sulla quantità di frutta secca e di cioccolato perché dipende da cosa volete utilizzare. Se usate solo cioccolato e nocciole ce ne vorranno di più che se li fate misti.

Lavorate la ricotta con un cucchiaio di zucchero e un pizzico di cannella.
Ammollate l’uvetta, sciacquatela e strizzatela.
Sbucciate la mela e tagliatela a dadini molto piccoli, grandi quanto l’uvetta.
Unite le mele all’uvetta e mescolate con un cucchiaino di zucchero, potete anche aromatizzare con due cucchiai di Marsala secco.
Tritate grossolanamente il cioccolato, le noci, le nocciole e i pistacchi. Mettete tutto in ciotole separate.

Dalle sfoglie di pasta fillo ricavate delle strisce lunghe come il lato corto delle sfoglie e larghe 6-8 cm.
Spennellatele con burro fuso e mettete un paio di cucchiaini di ricotta vicino a un lato piccolo, completate a piacere con le mele e uvetta, cioccolato e noci, cioccolato e nocciole o pistacchi.
Richiudete a triangolo avvolgendo la striscia di pasta sul ripieno. Per il procedimento potete vedere QUI.
Preparate un pacchettino alla volta, tenete il resto delle strisce di pasta impilate e coperte con un tovagliolo umido così non si seccano.

Disponete nelle placche foderate di carta forno e spennellate con altro burro fuso o con un po’ di latte. Spennellate con cura gli angolo così non si seccano in cottura.
Cospargete di zucchero di canna o semolato.
Infornate a 160° per circa 10 minuti.





Servite i fagottini tiepidi da soli oppure con crema inglese, gelato ( tipo cioccolato, nocciola, crema o pistacchio) cioccolato fuso o una salsa al caramello.

La ricotta si può omettere ma rende più corposo e omogeneo il ripieno dopo la cottura.
Potete anche farcirli semplicemente con della crema spalmabile alla nocciola o confettura.

 




Sono ottimi per la merenda dei bambini. Anche a scuola, anche se devono essere riposti con cura perché la pasta fillo tende a sbriciolare  un pochino.
Anzi consiglio di prepararli proprio insieme a loro come ho fatto io.
Possono benissimo ritagliare le strisce di pasta e spennellarle col burro fuso. Possono distribuire il ripieno e quelli con un po’ più di manualità potranno anche ripiegare i fagottini.
Ma anche se li fanno tutti storti e stropicciati che importa. Sono buoni lo stesso.

Visto che sono stata aiutata dal mio “piccolo-grande collaboratore di fiducia” questa ricetta andrà anche nella sua pagina “Le piccole Ricette”, dove ci sono altre cosine buone che ho cucinato con lui.


 
 
 
 
 
 
 
 
 

venerdì 7 novembre 2014

AIRC- I GIORNI DELLA RICERCA

 
Con una donazione al 45503 ognuno di noi può dire: "Con AIRC, contro il cancro, io ci sono".
 
http://www.airc.it/i-cioccolatini-della-ricerca/

 
Sabato 8 Novembre nelle maggiori piazze d'Italia: scopri quella più vicina a casa tua.



Questa è una settimana importante.
Questa è la settimana della raccolta fondi per la ricerca contro il cancro.
Questa è la settimana dell’AIRC.
In questi giorni tutti i programmi delle tre reti RAI stanno portando avanti la campagna di sensibilizzazione, ricordando i numeri con cui si può donare per sostenere questa associazione che da anni si occupa di ricerca scientifica in questo campo.

Lo so che ogni giorno veniamo bombardati da richieste d’aiuto da ogni parte. Richieste di donazioni per motivi tutti più che validi, per associazioni e onlus che si impegnano in progetti encomiabili. E non si può certo stare dietro a tutto.

Ma questo argomento mi sta molto a cuore.
Non possiamo permetterci di ignorarlo.
Perché tutti conosciamo qualcuno che in un modo o nell’altro ha avuto a che fare con questo terribile male. Se questa persone oggi lo hanno sconfitto o comunque hanno una speranza in più di poterlo fare è grazie alle migliaia di ricercatori che ogni giorno lavorano per trovare delle cure. Ma soprattutto per perfezionare sempre di più i sistemi di prevenzione.

Andando sul sito dell’Airc si possono trovare tante storie di persone che hanno combattuto e vinto. Di medici e ricercatori che hanno lottato fianco a fianco coi pazienti e che continuano a farlo ogni giorno.
Noi dobbiamo far parte di questa squadra e aiutarli verso la vittoria.
Ognuno nel proprio piccolo.

Con una piccola donazione al 45503 per esempio.

Oppure  Sabato 8 Novembre possiamo  andare a cercare i cioccolatini dell’AIRC nelle maggiori piazze d’Italia. Si acquista una confezione, ci si gode un momento di dolcezza con gli amici o la famiglia, intanto si sostiene la ricerca. Meglio di così.

Ognuno di noi però può fare prevenzione ogni giorno: imparando a mangiare nella maniera corretta e sana si tengono lontane un sacco di malattie.

Una dieta varia, privilegiando alimenti che favoriscono naturalmente le nostre difese immunitarie. Sembra scontato ma non lo è.
Ci sono alimenti poi che sono dei veri e propri alleati per la salute.

Tutta la frutta e la verdura in genere, soprattutto se consumata cruda o con cotture leggere e brevi, in modo da disperdere il meno possibile vitamine e sali minerali.
In particolare i cavoli, le crucifere in genere, sono molto utili perché contengono sostanze che aiutano a prevenire tumori all’apparato digerente, fra le altre cose.
L’olio extravergine d’oliva.
Il pesce azzurro, con i suoi acidi grassi omega 3.
I cereali integrali, che contengono fibre preziose per mantenere il nostro organismo pulito ed efficiente. Lo so è ormai una moda l’uso di farine integrali e di cereali diversi da frumento, ma mai moda fu più intelligente di questa: le farine troppo raffinate e l’uso monotematico di poche varietà portano solo a problemi di salute.
L’aglio, il peperoncino e molte spezie sono antiossidanti naturali, fluidificano il sangue e ci permettono di diminuire l’uso di sale che è controindicato per numerose patologie.

Con alcuni di questi ingredienti ho pensato di preparare un piatto in onore dell’AIRC e di tutti i medici e ricercatori che in questo momento, anche mentre siamo qui a “chiacchierare”, stanno lavorando senza sosta.
Ragazzi e ragazze in camice bianco, non siete soli.



 
 
 


ORECCHIETTE INTEGRALI CON BROCCOLI, POMODORI SECCHI E BUFALA.

Ingredienti per 4 persone:
150g farina integrale,
150g semola fine,
1 broccolo siciliano,
8-10 pomodori,
3 acciughe sott’olio,
1 spicchio d’aglio,
1 piccolo peperoncino piccante,
1 mozzarella di bufala,
olio extra vergine d’oliva,
sale.

 
Impastate le due farine con un pizzico di sale e circa 2dl di acqua fredda. Aggiungetela a poco a poco per ottenere un impasto compatto, liscio e omogeneo ma morbido. Fatelo riposare avvolto nella pellicola per mezz’ora circa.
Prendete piccoli pezzi di pasta e arrotolateli formando dei cordoncini fini come il manico di un cucchiaio di legno.
Tagliateli a pezzetti di circa 1,5-2cm. Con la punta del coltelli trascinateli sulla spianatoia schiacciandoli leggermente, alla fine rivoltateli sulla punta del dito.
Disponete le orecchiette su dei vassoi di cartone e lasciatele asciugare.





Preparate il condimento:
mettete in ammollo in acqua tiepida i pomodori secchi per una mezz’oretta, finchè sono morbidi. Se li avete sott’olio, sgocciolateli bene e sciacquateli abbondantemente.Pulite il broccolo e dividetelo a cimette, fatelo cuocere in abbondante acqua salata e scolatelo al dente con la schiumarola.  Non buttate via l’acqua di cottura perché servirà per cuocere la pasta.
Fate scaldare due cucchiai d'olio d'oliva  in una padella con uno spicchio d’aglio spellato e il peperoncino, unite le acciughe sgocciolate e i pomodori secchi sciacquati e tritati grossolanamente.
Aggiungete i broccoli, due cucchiai di acqua di cottura e fateli rosolare e insaporire.

Lessate le orecchiette, scolatele al dente e fatele saltare un paio di minuti nella padella con i broccoli con uno o due cucchiai di acqua di cottura.
Prima di servire unite la mozzarella a dadini e un filo d’olio a crudo.




 
 
 
  
 
 
 
 

mercoledì 5 novembre 2014

UNA RICETTA PER “TUTTOMELE 2014”

Oggi si va di cucina fusion.
Cioè un incontro di ricette, idee, ingredienti, tecniche presi da diverse culture, anche molto lontane fra loro e mescolate per ottenere un piatto nuovo, insolito.
Questa cosa mi piace molto.
In gastronomia è molto di moda. Fa molto gastro-chic.
Peccato che non lo sia altrettanto nel resto del vivere quotidiano.
Ma rimaniamo in ambito culinario, che è meglio.

Chi mi segue, quei due o tre che ringrazio molto, sa che adoro la cucina medio orientale.
Dal Marocco alla Turchia, passando per la Grecia e l’Egitto. Per arrivare fino all’India.
Sono incantata dalle spezie, dai profumi, da tutti quei colori.
Mi piace la ripetuta e continua contaminazione fra popolazioni differenti, per cultura e religione, che hanno dato vita a una gastronomia varia quanto la nostra.
Mi piace utilizzare queste spezie e profumi particolari anche nelle ricette di casa nostra, oppure rifare le ricette orientali utilizzando ingredienti più nostrani.

Così ho preso la ricetta dei Börek turchi, quella del Raita indiano, ho aggiunto le mele piemontesi e il pranzo è servito.
Ma andiamo con ordine.
Innanzi tutto do una breve spiegazione su questi due piatti.

I Börek sono degli involtini di pasta ripieni, cotti al forno o fritti. Di solito serviti come antpasto (Mezze).
Fanno parte di una vasta famiglia di timballi, salatini, piccoli pasticci caratteristici in tutti i paesi mediorientali. I nomi variano a seconda della regione di provenienza, del tipo di ripieno, del tipo di pasta e persino della forma che viene loro data ripiegando la pasta.
I börek sono turchi possono essere ripieni di formaggio, carne ma anche verdura o una combinazione di questi. Le paste sono svariate: frolla salata, pasta da pane, sfoglia e pasta phillo. Si dice che ci siano tante versioni di questi börek quante sono le persone che li preparano. Il che la dice lunga.

I Raita invece sono delle salse indiane a base di yogurt e frutta o verdura grattugiata, conditi con spezie varie. Il più conosciuto è il Raita al cetriolo. Di solito servono come accompagnamento ai piatti di carne.

Tra questi due piatti ho inserito un ingrediente che li potesse accomunare: la mela.
Perché volevo mettere un tocco occidentale, qualcosa di stagione che rappresentasse un po’ il nostro territorio in generale e il Piemonte in particolare.

Ma soprattutto perché da sabato 8 a lunedì 10 a Cavour (To) ci sarà la manifestazione “Tutto Mele 2014”, con un calendario fittissimo di eventi, cose da fare e da vedere … e da assaggiare.
Uno di questi riguarda proprio il mondo dei foodblogger: l’associazione UIR (Unione Italiana Ristoratori) in collaborazione con Saporie ci ha invitati tutti a inviare una ricetta con le mele, dolce o salata, a piacere.
Io ho preferito optare per un piatto salato.

Al contrario di quello che pensiamo noi, da sempre abituati a usare le mele nei dolci, sono tanti gli accostamenti salati che si possono fare con questi frutti. Nella cucina tedesca o mitteleuropea sono spesso accostate alla carne, per esempio. Ma anche col pesce affumicato stanno molto bene.
Dopo un lungo tour virtuale (purtroppo) nelle cucine di vari paesi, però mi sono diretta verso sud-est e ho rivisitato questi due piatti speziati al sapor di mela.


 




BÖREK DI CARNE E MELE CON RAITA DI MELE E ZENZERO.

Per i börek:
5-6 sfoglie di pasta fillo,
400g carne macinata per sugo (oppure 300g carne e 100g salsiccia sbriciolata),
1 scalogno grande o 2 piccoli,
1 mela rossa Gala,
1 cucchiaio di pinoli,
1 foglia di alloro,
origano,
noce moscata, paprika, cumino, cannella,
1 bicchierino di marsala secco,
olio extravergine d’oliva,
1 cucchiaino di burro,
semi di sesamo e papavero.

Tritate finemente lo scalogno. Fatelo rosolare, in una padella antiaderente, dolcemente in due cucchiai d’olio d’oliva e pochissima acqua. Quando l’acqua è evaporata e lo scalogno è diventato trasparente, unite la carne e fatela rosolare a fuoco moderato mescolandola con una forchetta o cucchiaio di legno in modo da sgranarla bene e far prendere colore.
Sfumare con mezzo bicchiere di Marsala. Unire la foglia di alloro, un bel pizzico di origano secco e le spezie nella quantità che preferite: il piatto deve essere ben speziato per avere un bel contrasto con le mele ma nessuna deve prevalere sulle altre.
Bagnate con due cucchiai d’acqua e fate cuocere a fuoco dolce per 5 minuti.

Nel frattempo sbucciate la mela e tagliatela a dadini di circa 1/2cm, più o meno. Fate rosolare i dadini di mela in una padellina antiaderente con un cucchiaino di burro, sfumate col Marsala rimasto e fate asciugare, condite con un pizzico di cannella.
Unite la mela alla carne insieme ai pinoli tostati brevemente in un padellino antiaderente.
Potete anche non tostare i pinoli, ma trovo che così rimangano più croccanti e acquistino un sapore più marcato. Eliminate l’alloro e aggiustate eventualmente di sale, anche se avendo usato le spezie non dovrebbe essere necessario.



Dai fogli di pasta fillo, che di solito sono rettangolari, ritagliate delle strisce alte come il lato corto del rettangolo e larghe circa 6-8cm.
Impilate le strisce una sull’altra e copritele con un tovagliolo pulito umido, in questo modo non si seccano. La pasta fillo tende ad asciugarsi molto velocemente all’aria e poi si rompe.
Prendete una striscia di pasta alla volta e spennellatela con una miscela di acqua fredda e olio d’oliva (oppure burro fuso).

Mettete una generosa cucchiaiata di ripieno su uno dei lati corti e piegatelo a triangolo, date una seconda piega sempre a triangolo, ribaltandolo su se stesso. Continuate così per tutta la lunghezza della striscia. Alla fine la pasta si sarà praticamente avvolta intorno al ripieno formando un fagottino triangolare.
Disponete il fagottino sulla placca coperta di carta forno e procedete con il resto della pasta e del ripieno.





Spennellate i fagottini con l’emulsione di acqua e olio, specialmente negli angoli che tendono a bruciacchiare. Spolverate con semi di sesamo, papavero, finocchio, paprika o peperoncino in polvere.
Infornate a 160° per circa 15 minuti. Devono essere ben dorati.



 
 
 

Per la Raita di mele:
1 mela rossa Gala,
1cm di radice di zenzero fresco (o 1 cucchiaino di zenzero in polvere),
1 vasetto si yogurt greco,
1-2 cucchiai succo di limone,
semi di cumino, curcuma, cannella,
un pizzico di zucchero.

Pelate il pezzetto di zenzero e grattugiatelo. Sbucciate la mela, tagliatela a dadini e frullatela con il succo del limone, lo yogurt, lo zenzero e 3-4 semi di cumino. Anche se la salsa rimane leggermente granulosa va bene.
Conditela con le spezie nella quantità che preferite.

Servite i Börek ben caldi con la salsa.
 
 




NB:  Ho usato questo tipo di mela perché ha una polpa soda, croccante e compatta ma nello stesso tempo è sugosa. È lievemente acidula e quindi si presta a piatti salati. Voi potete usare altri varietà di mela con le stesse caratteristiche, tipo la Granny Smith.

 
"Con questa ricetta, partecipo al contest : "TUTTOMELE" in collaborazione con UIR, UNIONE ITALIANA RISTORATORI E SAPORIE.


http://www.cavour.info/viewobj.asp?id=14#tuttomele
 
 
 
 
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martedì 4 novembre 2014

IO E DONA FLOR.

Sulla pista il braccio di Vadinho la circonda, e lei si sente il corpo leggero leggero, nella cadenza della musica … Nel salone del Palace, loro due che ballavano:un tango di dolcezza e voluttà, tanto da giovani innamorati innocenti e tanto da lubrici amanti. Era come se si fossero trovati nuovamente, soggiogati dallo stesso fascino di allora, risentendo l’emozione del primo incontro, del primo sguardo, del sorriso iniziale, del reciproco rapimento, ma restando tuttavia gli amanti maturati nel corso di quei sette anni, un lungo tempo da soffrire e amare …  casta donzella Dona Flor … e ardente femmina, nelle mani di Vadinho, suo marito. Un tango come quello mai era stato danzato, così limpido di tenerezza, così oscuro di sensualità …”.
            Jorge Amado - DONA FLOR E I SUOI DUE MARITI
 

Che altro dire di questo romanzo? Che è un’esplosione di colori, suoni e odori di Bahia, magica città del Brasile più verace. Basterebbe solo questo.

In realtà non ho amato subito questo libro. L’ho acquistato qualche anno fa e quando ho iniziato a leggerlo confesso che mi sono arenata dopo un paio di capitoli.
Non riuscivo a star dietro a tutti quei personaggi, quei nomi, quegli aneddoti che inframmezzano in continuo la storia principale. Quei continui salti temporali, i rimandi a episodi del passato. Così per molto tempo l’ho accantonato.

Poi  quest’estate, rimettendo a posto la libreria della casa al mare mi è ricapitato in mano. Aveva ancora il segnalibro dove l’avevo lasciato.
Mi sono sentita un po’ in colpa nei suoi confronti. Di solito non lascio mai un libro a metà. Piuttosto ne leggo due contemporaneamente, tanto per alternare quello che mi piace meno con uno un po’ più avvincente, ma li finisco sempre.

Così ho deciso che dovevo riprendere la lettura. Glielo dovevo.
Per di più parla in qualche modo anche di cucina e di Brasile, che quest’estate era quanto mai di moda. Un segno del destino.
Questa volta mi ha preso subito. Ci sono passaggi a volte un po’ più lenti e magari una sintassi e una terminologia non proprio moderne, ma la storia è molto divertente.

Bisogna lasciarsi trasportare dalla vicenda, dai personaggi tutti molto pittoreschi, dall’ambientazione e anche dal modo di raccontare dell’autore.
È come ritrovarsi improvvisamente seduti sull’uscio di casa, in una via di un sobborgo di Bahia, al tramonto, in compagnia di un gruppo di donne che chiacchierano animatamente, spettegolano sui fatti del quartiere e della città intera, interrompendosi a vicenda, aggiungendo ognuna un particolare o un aneddoto, un nome, una storia nuova, saltando apparentemente di palo in frasca per poi ritornare sulla storia principale. All’inizio sembra di non riuscire a capirci nulla, si fa fatica a star dietro a tutti i discorsi. Poi pian piano ci si abitua a i modi di dire, ai nomignoli, tanti e diversi per una stessa persona, alla lentezza dei racconti che sembrano non avere una conclusione, ma poi all’improvviso si arriva in fondo.

Questo è lo spirito con cui ho letto questo libro adesso e non solo sono arrivata alla fine abbastanza velocemente, considerando il numero di pagine, ma mi è venuta voglia di leggere ancora qualcosa di questo autore, Jorge Amado, e del suo paese.

La storia racconta di Dona Flor che è rimasta improvvisamente vedova del suo adorato Vadinho, bellissimo e alquanto eccessivo marito, che le ha fatto passare gli anni da giovane sposa in un continuo turbinio di emozioni diverse: dall’amore più sfrenato nelle loro notti di passione, alla rabbia di vederlo sempre dedito all’alcool, al gioco e alle donne.
Dopo la morte di Vadinho, Flor affronta un periodo di disperazione e solitudine nel continuo rimpianto e desiderio di suo marito. Grazie alle sue amiche riprende in mano la sua vita, riapre la sua “Scuola di culinaria sapore e arte” di cui è direttrice e insegnante e piano piano rifiorisce nuovamente.
Infatti da li a poco trova un altro marito, questa volta non solo piacente e affettuoso ma anche onesto e rispettabile. L’esatto opposto di Vadinho, che se dimenticato non è, almeno non tormenta più la povera Flor, ne in vita ne nei sui sogni di vedova. Forse.
In realtà sarà proprio Flor che risveglierà, con l’aiuto della magia del Candomblè, il fantasma di Vadinho per averlo nuovamente per se, amante e ballerino appassionato.

Nella storia come dicevo si parla spesso di cucina, vengono nominati i piatti tipici della cucina bahiana e del Brasile in generale, vengono date addirittura un paio di ricette.
La cucina bahiana è molto legata alle feste religiose e popolari, alcune sono di chiara origine portoghese altre derivano dalla cultura africana, quella degli schiavi neri, e quindi sono in qualche modo legate ai riti di magia e superstizione.

Trovare le ricette originali non è stato difficile. Sono tanti i siti di cultura brasiliana,  soprattutto dopo questa estate dei mondiali di calcio carioca.

Quello che è difficile è riuscire a riproporli fedelmente, innanzi tutto perché ci sono ingredienti davvero difficoltosi da reperire: per esempio i gamberetti secchi, la farina di mandioca, il quiabo (detto anche Gombo o Bamia, si tratta di un frutto di origine africana) o l’onnipresente olio di dendè.
Ma anche trovare il semplice latte di cocco in lattina non è così facile come potrebbe sembrare, soprattutto in piccole cittadine di provincia, a Roma magari è un’altra storia.

Inoltre il nostro palato mediterraneo non sempre riesce ad accettare sapori e  accostamenti così particolari: tipo il latte di cocco con il pesce, la frutta esotica nei piatti salati di carne, la frittura piuttosto pesantina nell’olio di dendè.
Così ho dovuto ingegnarmi e trovare un piatto che potesse essere fattibile con ingredienti reperibili e anche un po’ meno esotico, tanto da non spaventare i miei commensali tradizionalisti.

Ho, solo temporaneamente, accantonato piatti elaborati come il Caruru o il Vatapà, zuppe saporitissime a base di quiabo e gamberetti la prima e pesce misto, cocco, peperoncino e pane la seconda. Entrambe tipiche di Salvador de Bahia e sacre alle divinità del Candomblè. Altro piatto tipicamente bahiano e molto caro a Jorge Amado è l’Acarajé, venduto in piccoli chioschetti per le strade, è una sorta di crocchetta di fagioli tritati fritta (in olio di dende) e ripiena di cipolle e gamberetti secchi, ovviamente tutto ben condito di peperoncino.
Ma non ci ho rinunciato, sia chiaro, ho solo posticipato in attesa di trovare gli ingredienti giusti e i commensali giusti.

Al momento mi sono dedicata a qualcosa di più facile ma altrettanto goloso. Due dolcetti, semplici e sfiziosi. Che si possono sgranocchiare in compagnia di qualche amica tra una chiacchiera e l’altra, sorseggiando una bevanda fresca, una Batida de coco per esempio.
Oppure si possono piluccare insieme all’amato per rendere ancora più speciale una serata romantica o passionale. 
Sto parlando dei Beijinhos de coco e dei Brigadeiros. Sono dei semplici tartufini a base di cocco i primi e di cioccolato i secondi. Facili e golosissimi.
Anche se sono fatti di pochi ingredienti, ho trovato ugualmente ricette sensibilmente diverse tra loro. Dopo varie prove ho scelto queste due.

 
 
 
 
 

BEIJINHOS DE COCO.

Per circa 48 pasticcini:
400g latte condensato (1 lattina),
100g cocco disidratato tritato,
1 noce di burro,
cocco per guarnire.

Mettete il burro e il latte condensato in un pentolino a fondo spesso, fate sciogliere il burro e cuocere per 5 minuti  a fuoco basso, mescolando in continuazione. Attenzione che tende ad attaccarsi.
Versate il cocco, mescolare per amalgamarlo bene e cuocere ancora per un paio di minuti.
Versate il composto in un piatto e far raffreddare. Mettete in frigo per almeno una mezzoretta così si solidifica.
Con l’aiuto di due cucchiaini formate delle palline di circa 2-2,5cm di diametro e passatele nel cocco grattugiato in modo da ricoprirle bene. Disponetele nei pirottini di carta e mettetele in frigo per qualche ora.
Si conservano in frigo per qualche giorno in una scatola a chiusura ermetica.

 
 
 
 

BRIGADEIROS.

Brigadeiro è il titolo dell’ufficiale al comando di una brigata.
Questi dolcetti si dice siano stati inventati in onore della campagna elettorale del “Brigadeiro” Eduardo Gomo nel 1946, che ha perso le elezioni ma i pasticcini sono rimasti.

Per circa 48 pasticcini:
1 lattina di latte concentrato (circa 400g),
3-4 cucchiai di cacao amaro,
1 noce di burro,
codette al cioccolato.

Si preparano come i primi sostituendo il cocco col cacao e completando con le codette.

 
 
 
 
 

VERSIONE PERSONALE.
(Ca va sans dire!)
Al composto di burro e latte ho unito 60g di cocco e 2 cucchiai di cacao amaro. Ho proceduto come per le altre ricette. Ho poi passato le palline in un misto di cocco e codette di cioccolato.
Perfetti. A Dona Flor piacerebbero.

 
 
 
 
 

A proposito di rivisitazioni ed esperimenti. Me ne sono venuti in mente altri utilizzando sempre il latte concentrato, che detto fra noi è la prima volta che uso ma mi si è aperto un mondo. Per cui restate sintonizzati perché penso che ci saranno altri “bacetti” in arrivo da queste parti. Tanto più che siamo già in vista del Natale.

 
Vi lascio qualche link dove potrete trovare queste e altre ricette brasiliane.
www.wara.it/brasile
www.italianobrasilero.com
www.saborbrasil.it

 
 
 


lunedì 27 ottobre 2014

CANESTRELLI … PER NECESSITÀ E PIGRIZIA.

Questa è la settimana che precede Halloween. Sul web imperversano dolci di ogni tipo, biscotti, cup cakes e quant’altro. Tutto naturalmente a tema.
Quindi una profusione di scheletri, zucche, pipistrelli, mummie. In un orgia di pasta di zucchero e glasse varie.
Si vedono cose talmente fatte bene che è persino un peccato mangiarle.

Come al solito io non seguo la tendenza.
Non per snobismo. Sia chiaro.
Adoro tutte le feste. Soprattutto quelle che forniscono un’ottima scusa per mangiare schifezze varie. Ci mancherebbe. Questa non è da meno.
Anche se non è una festa italiana ormai l’abbiamo adottata checché se ne dica.

Più che altro io sono distratta e pigra.
Non ho voglia di girare per centri commerciali, o negozi di casalinghi, per cercare il colorante alimentare del colore giusto o lo stampino a forma di mostro.

Anche perché ogni volta che entro in questi luoghi di perdizione rischio davvero di scomparire inghiottita da una pila di tortiere in silicone colorato. Se riesco a uscirne viva poi arrivo a casa carica di cose inutili, magari senza ciò di cui ero andata in cerca.

Poi lo so che mi prenderà la smania dell’ultimo minuto e mi ritroverò venerdì a infornare biscotti a forma di ragno, incalzata da mio figlio che brandisce il lecca pentola come la spada di Aramir nel Signore degli Anelli.

Ma oggi è solo lunedì. Quindi, tutto tace.

Oggi invece propongo dei semplici biscotti della tradizione ligure. I canestrelli.
La ricetta è della mia amica Francesca di Varazze, la ricetta della sua famiglia per la precisione.

Sono delle rotelline di delicata pasta frolla, ricche di burro. Di solito spolverate con zucchero a velo. Molto semplici da fare.
Sono leggermente profumate con buccia di limone, ma anche la vaniglia va bene, o l’arancia, o l’aroma di mandorle.

Lo stampino classico è rotondo, col bordo festonato, un po’ a fiore e col buco in mezzo. Ma ognuno può ritagliarli come vuole. Per esempio si possono fare dei biscottini natalizi.
A pensarci bene: se mi fossi procurata prima quei benedetti taglia biscotti di Halloween …

 

 








CANESTRELLI LIGURI.
500g farina 00,
300g burro,
150g zucchero semolato,
2 tuorli,
la scorza di ½ limone (non trattato) grattugiata,
un pizzico di sale.

Lasciate ammorbidire il burro a temperatura ambiente per circa mezz’ora.
Setacciate la farina e fate la fontana sulla spianatoia. Unite al centro tutti gli ingredienti e impastate velocemente ma in maniera energica in modo da avere un impasto omogeneo.
Se occorre unite poco latte freddo o altra farina, a seconda di com’è la consistenza dell’impasto.
Avvolgete l’impasto in una pellicola per alimenti e mettete in frigo per almeno mezz’ora.
Stendete la pasta a uno spessore di ½ cm circa e tagliate i biscotti a piacere.

Per i veri canestrelli ci vorrebbe il taglia biscotti a forma di fiore col foro al centro, o al massimo tondo. Ma si possono ritagliare con forme a piacere. L’importante che abbiano tutti più o meno la stessa dimensione così cuociono in maniera regolare.
Disponete i biscotti sulle placche leggermente imburrate o coperte di carta forno.
Metteteli ancora in frigo per circa mezz’ora.

Infornate a 200° per 10-15 minuti. Devono leggermente dorarsi.
Se volete potete servirli cosparsi di zucchero a velo.

Io non avevo il limone non trattato. Non avevo nemmeno i limone se è per questo, così ho unito all’impasto tre cucchiai di limoncino. L’alcool in cottura si disperde e rimane solo l’aroma.

 



La scoperta dell’acqua calda:
se avete dei tuorli da utilizzare (per  esempio se avete fatto meringhe o macarons e avete usato molti albumi) potete preparare l’impasto dei biscotti e congelarlo. Quando serve si lascia scongelare in frigo finchè è abbastanza morbido da poterla stendere col mattarello. Poi si utilizza come quello fresco.

Potete congelare i biscotti già fatti, sistemandoli in vassoi di carta. Una volta duri metteteli nelle vaschette di alluminio, anche sovrapposti. Per cuocerli basta lasciarli una mezz’oretta a temperatura ambiente, poi si infornano a 180° per circa 15-20 minuti.
In questo modo avrete una merenda veloce e sempre pronta.

In realtà non mi è mai venuta in mente la possibilità di congelare la frolla o addirittura i biscotti pronti da infornare. L’ho scoperto chattando con altre food blogger. Non si finisce mai di imparare.

Anche perché la frolla, in tutte le sue varianti, è davvero facile e veloce da impastare. Però in effetti a volte ci si ritrova con dei tuorli da usare e poco tempo per cuocere torte, biscotti, budini e quant’altro.

Non si può nemmeno annegare nella crema pasticcera ogni volta che il cervello ha bisogno di una scarica di adrenalina e decide che bisogna preparare i macaron (del mio amore-odio per questi dolcetti ne ho già parlato QUI, ma credo che presto continuerò la storia … al peggio non c’è mai fine!!)

Inoltre i tuorli non resistono a lungo da soli, a differenza degli albumi che si mantengono anche per qualche giorno in frigo se chiusi ermeticamente. I tuorli vanno usati subito, al massimo il giorno dopo.
La frolla è la soluzione migliore. Si impasta velocemente. Poi si congela. Finito.